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“Ho rischiato di morire di fame nel campo di prigionia in Giappone, mio padre prese un’accetta, si tagliò un mignolo sul ceppo e lo gettò addosso al capo dei carcerieri”: le confessioni di Dacia Maraini

La scrittrice si racconta al Corriere della Sera, dall'infanzia nei campi di concentramento nipponici ("Pesavamo pelle e ossa, ci salvò una capretta") al dolore per il figlio perso al settimo mese, fino all'amore per Pier Paolo Pasolini e ai viaggi in Africa con Maria Callas

di Redazione FqMagazine
La ribellione, la mancata laurea e la scelta vegetariana - 3/4

La ribellione, la mancata laurea e la scelta vegetariana - 3/4

Tornata in Italia (“passammo per Parigi, ricordo la meraviglia di vedere dal vivo l’Europa”), Dacia Maraini ha forgiato il proprio carattere attraverso una serie di ribellioni. La prima, alimentare, avvenne a soli dieci anni, in Sicilia, quando vide un macellaio sgozzare una pecora: “L’animale strillava e scalciava disperato. È stata una esperienza terribile. E ho capito che non avrei più mangiato carne”. La seconda fu accademica. Dopo essere stata bocciata all’esame di maturità a Roma da un professore arrogante, decise di abbandonare gli studi tradizionali: “Mi sono talmente arrabbiata che ho detto: ‘Non faccio più gli esami, studio da me’. L’università non l’ho fatta per niente”. Iniziò così a lavorare come hostess per la Pan American, segretaria e traduttrice, aprendosi la strada verso la scrittura e il successo planetario di romanzi come La lunga vita di Marianna Ucrìa (“Ne ho venduto un milione di copie, è stato tradotto in 27 Paesi”).

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