Lacrime a bordo, c'è chi aspetta e chi aveva venduto tutto - 2/2
L’impatto umano a bordo è stato devastante. Le cabine, infatti, venivano vendute o affittate (con prezzi dai 120.000 ai 440.000 dollari per la proprietà a vita) a persone che in molti casi avevano venduto tutti i propri averi per trasferirsi permanentemente sull’Oceano. Di recente, la compagnia aveva persino lanciato un pacchetto “Skip Forward” da quattro anni, cinicamente cavalcato come soluzione perfetta per gli americani che volevano abbandonare il Paese in caso di vittoria elettorale di Donald Trump. “Sebbene ci fossero segnali che questo potesse accadere, abbiamo provato incredulità quando è diventato reale“, hanno confidato Canen e Bodin. “Siamo affranti. Sembrava che il nostro sogno fosse andato in frantumi. Ci sono stati molti abbracci e lacrime mentre i residenti si supportavano a vicenda”.
Tra chi si ritrova senza casa c’è Joel Greiff, un 57enne della Florida che era salito a bordo da soli 26 giorni: “Pianificavo di vivere sulla Odyssey per 10, 20 anni”, ha raccontato, ricordando il momento in cui ha ricevuto il messaggio di sfratto alle 7 del mattino di ritorno da un’escursione ad Angkor Wat. Avendo venduto tutto, gli è bastata un’ora per impacchettare quattro valigie e affittare un appartamento a Kampot, dove ora fa la spola per aiutare i compagni rimasti intrappolati a Sihanoukville (città peraltro nota internazionalmente come hub per casinò e centri truffa). La sua reazione alla perdita dei risparmi è affranta: “Ho pagato molto e molto probabilmente non rivedrò più quei soldi“.
Molti ex residenti sono stati smistati in vari hotel cambogiani. C’è chi, come Canen e Bodin, accetta la fine dell’avventura e progetta di ripartire via terra per l’Asia portandosi dietro le amicizie strette a bordo (“Ne è valsa la pena”). E c’è chi, come Holly Hennessey, non si arrende: “Finché non dicono che abbiamo chiuso – chiuso del tutto – non mi arrendo. Non potrei mai duplicare questo stile di vita. L’idea di tornare a casa? Sarebbe così banale. La Cambogia non è il posto peggiore in cui stare”.