Sayf: "Per un bene bisogna rimetterci tutti qualcosa" - 2/4
Sulle sue prese di posizione, finite spesso in rete e fraintese, Sayf non si fa illusioni: “C’è tanta gente che magari pensa che ci guadagni qualcosa, in realtà ci rimetti, a parlare di certe cose”. Fa parte, ammette, di un’attitudine che sente nel proprio DNA e che arriva da suo nonno: “Per un bene bisogna rimetterci tutti qualcosa. Io comunque sono già stato molto fortunato nella mia vita“.
Sulle manifestazioni e sulle rivolte che attraversano l’Europa è chiaro che non parla dei violenti: “Non parliamo di chi spacca le vetrine, del vandalismo: sono eccessi che non hanno niente a che fare con le manifestazioni”. Ma è stanco di dover giustificare il proprio pensiero. “È un po’ come all’inizio dell’ultima parentesi della faccenda palestinese: la domanda era sempre ‘ma tu condanni Hamas?’ e solo allora potevi parlare della Palestina. Condanniamo tutte le Hamas che vuoi, ma parliamo intanto del fatto umano. Sono due discorsi diversi. Se dimentichiamo il fatto umano, dimentichiamo il caro vita, dimentichiamo tutto il casino di cui ci sarebbe da parlare, e ci concentriamo sul resto“.