L’amante non c’è. Ma sul telefono ci sono tutte - 3/5
E se una parte della questione fosse nascosta in qualcosa che ormai accompagna ogni momento della giornata? Non necessariamente un’amante. Non necessariamente un sito pornografico. A volte basta aprire Instagram.
Corpi perfetti, fotografie studiate, video sensuali, modelle, influencer, attrici, sconosciute. Una quantità pressoché inesauribile di immagini che non sono necessariamente ammiccanti, e spesso non hanno alcuna intenzione di esserlo, ma che partecipano a una rappresentazione sempre più sessualizzata dell’aspetto fisico.
Il risultato è un ambiente nel quale la seduzione non richiede più una ricerca attiva. Arriva da sola, continuamente, attraverso uno schermo. «Una volta, se un uomo avesse voluto guardare fotografie di individui bellissimi, avrebbe dovuto almeno comprarsi una rivista. Oggi basta prendere il telefono per controllare il meteo. Dopo tre minuti, non sa ancora che tempo farà domani, ma nel frattempo ha magari visto venticinque donne in bikini».
La battuta racconta un cambiamento culturale che merita attenzione. I social non sono pornografia e non sarebbe corretto equipararli. Né la questione riguarda le donne che scelgono di pubblicare fotografie del proprio corpo o il loro modo di esporsi. Il punto è un altro: i meccanismi delle piattaforme, la disponibilità continua degli stimoli e il modo in cui ciascuno sceglie di utilizzarli.
La ricerca scientifica ha iniziato a studiare questi fenomeni. Una metanalisi pubblicata su Psychology of Women Quarterly, che ha analizzato 50 studi indipendenti, ha rilevato un’associazione tra esposizione ai media sessualizzati e tendenza a considerare il proprio corpo come un oggetto da osservare e valutare.
Un’altra metanalisi, pubblicata su Human Communication Research, ha esaminato 50 studi con oltre 50 mila partecipanti di dieci Paesi, trovando un’associazione tra consumo di pornografia e minore soddisfazione sessuale e relazionale, significativa nelle analisi relative agli uomini.
Sono risultati che non possono essere automaticamente trasferiti ai social network, né dimostrano che guardare immagini sensuali faccia diminuire il desiderio verso il partner. Ma offrono elementi per interrogarsi sul rapporto tra consumo di stimoli sessuali, aspettative e intimità.
La differenza tra il desiderio digitale e quello vissuto all’interno di una relazione, del resto, è evidente. Una fotografia non richiede conversazioni. Un video non ha una giornata difficile. Una modella su Instagram non vuole discutere delle vacanze, del mutuo o del motivo per cui qualcuno abbia dimenticato di comprare il pane.
La fantasia non comporta negoziazioni. La relazione sì. «Forse dovremmo chiederci se siamo diventati bravissimi a guardare e un po’ meno bravi a desiderare davvero. Perché guardare una donna bellissima sul telefono non richiede assolutamente nulla. Desiderare la propria compagna significa invece esserci. E qualche volta significa anche spegnere quel telefono».
È una riflessione, non una diagnosi. Non esistono prove sufficienti per affermare che l’esposizione a immagini sensuali sui social sia responsabile di un calo generalizzato della libido maschile. Né si può escludere che, per molte persone, i contenuti digitali non abbiano alcun effetto negativo sulla vita sessuale.
Ma il tema del confronto continuo con immagini idealizzate merita attenzione. Quando la bellezza viene presentata in forme selezionate, filtrate e costantemente rinnovate, la persona con cui condividiamo la vita quotidiana rischia di essere confrontata con un universo che non conosce stanchezza, imperfezioni o giornate normali.
E naturalmente il fenomeno non riguarda soltanto gli uomini. Anche le donne sono esposte a modelli maschili idealizzati e a rappresentazioni della sessualità che possono influenzare aspettative e percezioni. «Non vorrei che arrivassimo al punto in cui una donna debba competere con l’intero algoritmo di Instagram per ottenere un bacio dal marito. Mi sembrerebbe una concorrenza piuttosto sleale. Anche perché l’algoritmo non deve mai sparecchiare la tavola».