Per decenni la vita intima di alcune coppie è stata raccontata secondo una sceneggiatura piuttosto semplice. Lui sempre pronto, lei spesso con il mal di testa. Lui cercava, lei si sottraeva. Lui insisteva, lei chiedeva di poter dormire. Poi qualcosa sembra essere cambiato. E il malessere, a quanto pare, è diventato democratico.
A raccontarlo è Klara Murnau, considerata la detective privata più famosa d’Italia, autrice di Better Call Klara, pubblicato da Baldini+Castoldi e in arrivo nel 2027 anche sul mercato francese. Vent’anni di carriera tra investigazioni e intelligence, operazioni undercover aziendali, diritto di famiglia e antispionaggio. Un mestiere nel quale ha imparato che, qualche volta, basta una telefonata per capire ciò che mesi di sospetti non sono riusciti a chiarire. E che la verità, spesso, è proprio ciò che il cliente teme di più.
Negli ultimi tre anni Murnau racconta di aver osservato un cambiamento in una parte delle richieste che arrivano alla sua agenzia, in particolare nel settore delle investigazioni legate al diritto di famiglia e alle relazioni sentimentali. Che una donna si rivolga a un investigatore perché sospetta che il marito o il compagno abbia un’altra relazione non è certo una novità. La novità, secondo Murnau, sta nelle ragioni che alimentano quel sospetto.
Non ci sono necessariamente messaggi compromettenti, comportamenti clandestini o altri elementi concreti che facciano pensare a un tradimento. C’è qualcosa di molto più difficile da interpretare: lui non la cerca più.
«Una volta erano soprattutto gli uomini a chiamare lamentando che la moglie non avesse più interesse fisico. Oggi capita sempre più spesso il contrario. Donne che raccontano di mariti che non prendono mai l’iniziativa, che sembrano dileguarsi appena si presenta l’occasione di un momento di intimità, che sembrano aver perso completamente interesse. E la conclusione è quasi sempre la stessa: sicuramente c’è un’altra».
Il problema è che un uomo che non mostra desiderio verso la propria compagna non è necessariamente un uomo che desidera qualcun’altra. «Certo, spesso l’amante c’è. Ma sembra che oggi si abbia una certa difficoltà ad accettare che anche gli uomini possano non avere voglia. Come se la libido maschile fosse un servizio pubblico, obbligato a funzionare ventiquattr’ore su ventiquattro».
Il desiderio maschile non è un servizio sempre attivo. E i numeri lo confermano. L’idea che l’uomo sia sessualmente disponibile in ogni momento è uno degli stereotipi più resistenti della nostra cultura. Talmente forte che, quando viene smentito dalla realtà, molte coppie faticano persino a riconoscerlo.
Uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, basato su due indagini rappresentative condotte in Germania, ha rilevato che tra il 2005 e il 2016 la percentuale di uomini che dichiaravano assenza di desiderio sessuale è passata dall’8% al 23%. Nello stesso periodo la percentuale di uomini sessualmente attivi è scesa dall’81% al 73%.
Più recentemente, una ricerca britannica pubblicata nel 2025 ha rilevato che il 31% dei 973 uomini intervistati riferiva una libido ridotta. Si tratta di studi differenti, condotti su popolazioni diverse, che non dimostrano un crollo del desiderio maschile negli ultimi tre anni. Ma mettono in discussione un luogo comune difficile da sradicare: quello dell’uomo sempre pronto, sempre interessato e sempre disponibile.
Per Murnau, però, il dato interessante non è soltanto quanti uomini attraversino periodi di ascetismo, ma quanto le loro compagne sembrino impreparate a questa eventualità. «Ho incontrato donne perfettamente capaci di gestire aziende, patrimoni, figli e situazioni complicatissime che davanti a un marito diventato improvvisamente meno caloroso arrivano a una sola spiegazione: tradimento. Stanchezza, stress, preoccupazioni, cambiamenti legati all’età o semplicemente un periodo di minore interesse sessuale sembrano non essere contemplati. Tutto viene ricondotto alla presenza di una seconda donna».
E non è raro che la detective si trovi a fare una domanda piuttosto elementare: avete provato a parlarne? «Naturalmente sì, mi rispondono. Poi scopro che parlarne significa avergli detto tre volte: non mi desideri più. Che non è proprio la stessa cosa che chiedergli come sta».