Il cortocircuito ecologico e il paradosso tecnologico - 3/3
Il fallimento della teoria del 1960 risiede nell’aver ignorato le leggi fondamentali della natura e le dinamiche socioeconomiche. Gli ecologi ricordano che, quando una popolazione cresce troppo in fretta, si scontra inevitabilmente con la sua “capacità portante”, ovvero il limite di carico dell’ecosistema. L’idea di una popolazione infinita su un pianeta finito è scientificamente assurda: ben prima di arrivare al punto in cui gli individui finiscono fisicamente schiacciati gli uni contro gli altri per mancanza di spazio, l’esaurimento delle risorse causerebbe “il collasso della crescita della popolazione”.
Inoltre, Foerster aveva rovesciato il paradigma sociale: credeva che, grazie al progresso tecnologico, gli esseri umani si sarebbero riprodotti più rapidamente. La realtà contemporanea ha dimostrato l’esatto opposto: i tassi di natalità sono diminuiti di pari passo con lo sviluppo tecnologico e socioeconomico. Come evidenziano i dati odierni, “L’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione superiore per le donne ha modificato, nel tempo, le dimensioni dei nuclei familiari“. Anche il fattore climatico, con il surriscaldamento della Terra, pur considerato all’epoca era stato pesantemente sottovalutato.
C’è infine un ultimo, affascinante dettaglio che trasforma questa profezia mancata in un capolavoro di ironia. Prima di diventare un professore e un autorevole cattedratico, Heinz von Foerster aveva lavorato come prestigiatore professionista. Un uomo, dunque, che conosceva alla perfezione l’arte dello spettacolo e le tecniche di depistaggio. E la scelta di quella specifica data del giudizio potrebbe non essere stata il mero frutto di un calcolo algebrico: se fosse ancora in vita, proprio venerdì 13 novembre 2026, l’illusionista scienziato festeggerebbe esattamente il suo centocinquantesimo compleanno.