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“E’ una febbre che persino i professori faticano a spiegare”: smartphone vietati e nessun utilizzo dell’AI ammesso, boom di iscritti ad Harvard per il corso “brutale” Humanities 10

Un libro a settimana, niente smartphone e presenza obbligatoria. "Humanities 10", il corso umanistico del primo anno, registra un picco del 40% di iscrizioni

di Redazione FqMagazine
Il bisogno di pensiero profondo come antidoto all'IA - 2/3

Il bisogno di pensiero profondo come antidoto all'IA - 2/3

A guidare la corsa verso Hum 10 sembra essere proprio una fisiologica reazione di rigetto verso la superficialità digitale. David Elmer, professore di studi classici e uno dei responsabili del programma, fornisce una chiave di lettura chiara: “Ho avuto l’impressione che molti studenti ritengano che la formazione nel suo complesso non sia favorevole alla lettura approfondita, alla riflessione profonda o a un profondo coinvolgimento nella scrittura. Se ciò sia dovuto all’ingerenza dell’intelligenza artificiale nella loro autonomia di scrittori o pensatori, onestamente non lo so”.

Nei colloqui di selezione, gli studenti confermano questa ipotesi: esprimono la necessità di combattere il crollo della propria soglia di attenzione e chiedono di essere letteralmente forzati ad affrontare tomi che, da soli, non aprirebbero mai. Cercano “un antidoto alla Macchina”. Alcuni, riporta l’inchiesta, “hanno menzionato con disprezzo il fatto che persone esterne al corso si chiedessero perché non si limitassero al ‘just Chat the books’, ossia a usare l’intelligenza artificiale” per farsi riassumere i testi. La risposta a questa provocazione arriva da Peggy Urdan, matricola del Massachusetts: “Gran parte di ciò che impariamo in questo corso deriva dall’esperienza umana, e questo non si può ottenere dall’intelligenza artificiale. L’unico modo per ricavare qualcosa da questo corso è non usare l’intelligenza artificiale”.

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