Trending News

È morta Erminia Manfredi, vedova del grande attore Nino. Il dolore del figlio Luca: “Moglie, madre e donna straordinaria. Sarai sempre nel nostro cuore”

Una fotografia della madre, un primo piano, e poche parole per annunciare la scomparsa di una donna che aveva attraversato quasi un secolo di storia italiana, restando per cinquant'anni accanto a uno dei suoi attori più amati

di Redazione FqMagazine

"Io e Nino Manfredi ci studiavamo, non è stato un colpo di fulmine immediato" - 3/3

Non fu, almeno secondo il ricordo di Erminia, un colpo di fulmine immediato. “Ci studiavamo reciprocamente”, raccontava. Nino, però, aveva una qualità che avrebbe continuato a caratterizzarlo per tutta la vita: sapeva far ridere. “Mi fece ridere tutta la sera e mentre io ridevo lui indagava la mia anima”. Da quella cena cominciò una frequentazione che avrebbe cambiato il destino di entrambi. Manfredi non perse tempo. Dopo una settimana le chiese di sposarlo. Lei, reduce da una delusione sentimentale che l’aveva segnata profondamente, preferì procedere con prudenza. Prima di conoscere Nino, infatti, Erminia era stata fidanzata con un imprenditore, Pasquale, con il quale aveva già programmato le nozze. L’abito era pronto, la chiesa prenotata, il matrimonio imminente. Poi la scoperta: l’uomo aveva ottenuto dal padre di Erminia ingenti somme di denaro senza restituirle e, dopo essersi reso irreperibile, aveva lasciato emergere una situazione di debiti e raggiri che coinvolgeva anche altre persone. Una vicenda dolorosa, che aveva fatto saltare le nozze e incrinato la fiducia della giovane donna. La madre, che non aveva mai guardato con particolare favore a quel fidanzamento, aveva avuto le sue ragioni. Ma Erminia aveva dovuto ricominciare. L’incontro con Manfredi arrivò proprio in quel momento, quando non cercava soltanto un nuovo amore, ma anche una diversa possibilità di vita.

Il matrimonio fu celebrato il 14 luglio 1955 nella chiesa di San Giovanni a Porta Latina, a Roma. Una cerimonia raccolta, nella quale parenti e amici furono testimoni di un momento destinato a entrare nella leggenda familiare: l’abito da sposa, disegnato appositamente per lei da Roberto Capucci, conferiva all’occasione un tocco di raffinata eleganza. Non mancò, neppure in quel giorno solenne, l’umorismo che aveva sempre caratterizzato la loro storia. Il sacerdote inglese, alle prese con la pronuncia dei nomi italiani, storpiò quello di Nino in un improbabile «Saturnaino», scatenando le risate degli invitati.

Pronto fu il commento del regista teatrale Remigio Paone: «Non vi preoccupate per la dizione, poi lo facciamo doppiare!». La madre di Erminia, donna di origini siciliane e custode delle tradizioni più radicate, volle che gli sposi trovassero davanti alla porta del loro appartamento — acquistato a rate con sacrificio e speranza — un filone di pane e una scopa: il primo simbolo di prosperità, la seconda per tenere lontana la malasorte. Il giorno seguente, Nino non tardò a dimostrare che le promesse nuziali non avevano scalfito il suo spirito irriverente. Guardando la moglie, le disse: «E mò devo stà cò te per tutta la vita?». Poi, togliendosi la fede, aggiunse: «Non è questa che mi legherà a te per tutta la vita». Una battuta, certo, ma anche una dichiarazione che Erminia avrebbe custodito per decenni come una delle più lucide intuizioni del marito. Da quell’unione nacquero Roberta, Luca e Giovanna.

Per Erminia si aprì una nuova stagione della vita: continuò a lavorare come indossatrice fino ai primi mesi della prima gravidanza, per poi scegliere di lasciare progressivamente la passerella e dedicarsi ai figli e alla famiglia. Non rinunciò, tuttavia, al legame con il mondo dello spettacolo. Accanto al marito collaborò come costumista e scenografa, contribuendo alla realizzazione di alcune produzioni cinematografiche, tra cui *Il giocattolo* (1979), *Café Express* (1980) e *Nudo di donna* (1981).

Successivo
Successivo
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione