Il mostro di Frankenstein e il mistero sulle origini - 3/4
La Lear ammette senza filtri di essere rimasta vittima della sua stessa creatura mediatica: “Tutti gli artisti si creano un personaggio. Lo ha fatto Chaplin, Madonna, Dalí e nel mio piccolo anch’io. Ogni tanto questo personaggio ti scappa via come in Frankenstein e diventa un mostro che non sei più in grado di controllare. Spesso non corrisponde per niente alla tua personalità e non di rado ti trovi a odiarlo”. Quante volte si è odiata? “Un’infinità di volte. Mi vedevo in tv e pensavo: ‘Ma chi è questa figura ridicola?’. Sa le volte che non ne potevo più di essere Amanda Lear?”.
Eppure quella maschera è stata necessaria (“Perché bisogna vivere. Ma io non sono il personaggio che ho creato, quella tipa che spesso non riconosco: sono un’altra. Con i suoi problemi, le solitudini, le angosce, la voglia di dipingere”). Una recita funzionale a un mondo che, sottolinea a D di Repubblica, odia la verità. “Recitiamo sempre perché naturalmente la vita è una bugia e la gente preferisce una menzogna alla realtà. La verità non interessa. Ultimamente dipingo moltissime maschere. Ognuno di noi ne indossa una e recitiamo sempre, da mattina a sera. Non sarebbe bello toglierla? Forse, se la togliamo, scopriamo che quello che c’è sotto non ci piace e allora forse è meglio tenerla. Il mondo, da sempre, preferisce una bugia ben raccontata a una verità”.
È proprio su questa bugia che ha costruito un impero da 45 milioni di dischi venduti, cavalcando persino le inchieste (come quella di Camilla Cederna nel 1978) che cercavano di smascherare il suo vero sesso. La disturbarono? “No, mi ha fatto guadagnare tanti soldi. Ero arrivata in Italia da signora nessuno. Dicevano che non sapevo cantare e avevano ragione. Giuravano che sarei durata 6 mesi e il rischio c’era. Invece sono ancora qui. Come posso non ringraziare chi ha alimentato il mistero? Uomo? Donna? Per far parlare di me ho accettato compromessi, invenzioni, provocazioni. Cose servite a farmi conoscere e far passare i miei dischi in radio e in tv. I giornalisti hanno esagerato? Meglio. Mi sono comprata una casa, vivo ancora di royalties. Quando incontro un hater vorrei baciarlo”. Il motivo è semplice: “Il pubblico ha bisogno di favole: la realtà è talmente prosaica, piatta, idiota e noiosa che andare altrove è un diritto e per chi sogna un dovere. Nell’immaginario sono stata fata, strega, vampira. Se fossi stata una massaia, anche se nei confronti delle massaie nutro il massimo rispetto, non sarebbe importato niente a nessuno”.