Tutti e tre i fratelli Alexander hanno sottolineato la propria fede ebraica - 4/4
Tutti e tre hanno sottolineato la propria fede ebraica. Oren, con la kippah, ha detto che anche con i 15 anni minimi chiesti dalla difesa sarebbe comunque assente alla bar mitzvah del figlio. I fratelli hanno chiesto di essere assegnati alla stessa struttura, per agevolare le visite dei genitori settantenni. La giudice ha lasciato la decisione al Bureau of Prisons, raccomandando una detenzione vicino a Miami, dove sono cresciuti e hanno parenti, ma ha aggiunto che, se dipendesse da lei, li separerebbe: “Credo che siano e continueranno a essere una cattiva influenza l’uno per l’altro”.
Le donne che hanno parlato in aula, e un’altra la cui dichiarazione è stata letta da un procuratore, sono fra le almeno 70 che secondo l’accusa sarebbero state aggredite da uno o più dei fratelli in vent’anni, in località esclusive come gli Hamptons e Aspen, in Colorado. Oren e Tal, ribattezzati la “A Team” del mercato immobiliare per le vendite milionarie e la clientela di celebrità, avevano battuto ogni record da Douglas Elliman prima di fondare una propria agenzia. Alon guidava la società di sicurezza privata di famiglia. Un’immagine fatta di yacht, jet privati e ville sul mare a Miami, dietro cui, secondo i pm, si nascondeva una lunga scia di abusi iniziata già nel 2001-2002, quando erano ancora al liceo, e trasformata nel tempo in uno schema: attirare le donne in vacanze di lusso, drogarle e violentarle.
Prima della sentenza, la pubblica ministera Elizabeth Espinosa aveva chiesto l’ergastolo, parlando di “insensibilità, noncuranza, crudeltà” e ricordando che le vittime stanno scontando un “ergastolo di dolore. Hanno superato tutte le voci che dicevano loro che era colpa loro, di stare zitte, che nessuno avrebbe creduto loro. Nonostante quel dolore, molte si sono fatte avanti, e in 11 hanno testimoniato al processo”.