Musica

“Streghe, gay, migranti: c’è sempre un capro espiatorio su cui sfogare il controllo. Preferisco rischiare, anche a costo di perdere visibilità. Mio marito al nostro Liceo era un campione, il mito”: così Francesca Michielin

La cantautrice presenta a FqMagazine il nuovo album “Magia Bianca, Magia Nera”

di Andrea Conti
Francesca Michielin:

Francesca Michielin: "Sembra che tutti se ne freghino dei diritti" - 3/4

“Caterina Hetzeldorfer compare spesso nei libri che parlano di streghe, ed è lì che mi sono imbattuta in lei, ma non era una strega e non ha fatto nulla di streghesco. Era semplicemente una donna che si vestiva da uomo, aveva i capelli corti e relazioni con altre donne e rivendicava la sua natura in modo sereno. Nel 1477 è stata annegata, calata con un sasso giù per il Reno: la prima donna condannata per omosessualità. La cosa incredibile è che non esisteva nemmeno un termine per condannarla. Si parlava di sodomia, ma non c’erano ancora parole per questo. È una figura assurda e mai raccontata. Con questo disco volevo raccontare non solo un presente attraverso il pretesto del fantasy, ma anche un tardo Medioevo che somiglia al 2026, tristemente attuale. Quando ho fatto Sanremo nel 2016, durante il dibattito sulle unioni civili, mi sono esibita con i nastri arcobaleno, perché mi sembrava un interesse comunitario che tutti avessero gli stessi diritti. Adesso sembra che non ce ne freghi niente: Non mi tocca, perché dovrei andare al Pride?. Io sono veneta, e sono nata in una città la cui sindaca aveva detto che il Pride è una carnevalata. Il Pride serve invece a ricordare i moti da cui è partito tutto e il fatto che, a quanto pare, certi diritti continuano a essere messi in discussione. Non sono una storica né una sociologa, ma la risposta che mi do, forse scontata, è questa: in un momento di instabilità economica e di incertezza sul futuro, il controllo sulle persone diventa il capro espiatorio su cui sfogare tutto. Lo è stato per le streghe, lo è per la comunità LGBTQ+, lo è per i migranti. Finché non si risolvono i veri problemi del paese, c’è sempre un gruppo che deve subire qualcosa, così si dà un’idea di controllo, che va tutto bene. Mi sembra un ciclo che si ripete. Bisognerebbe fermarsi e dire: non riusciamo a gestire questo mondo che avanza, ma anziché reprimerci, ascoltiamoci. La musica può fare tanto: può far sentire le persone meno sole e viste, e tirare fuori una storia che nei libri di storia non c’è è il mio piccolo tentativo”.

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