Francesca Michielin: "Al liceo mio marito era un mito, il campione di atletica" - 2/4
“Mentre ero in studio io e Antonio Caputo stavamo ascoltando ‘Una spada nella roccia’ e mi ha chiesto: ‘Ma sei sicura di questa frase, supererò la prova?’. Dici che nella vita non dobbiamo fare le cose con aggressività ma con gentilezza e poi parli di superare una prova, che sembra l’ennesima performance. Ma il punto è che non devo dimostrare niente a una persona, nella logica del ti dimostrerò che. Supererò questo dissidio che ho con me stessa, questa ricerca costante di perfezione e di controllo, questo voler che sia sempre tutto come l’ho deciso io, senza mai lasciare andare nulla e senza prendere la vita per quello che è. Per me è una frase molto potente. Ce n’è però una ancora più forte, ed è il mio momento di pianto anche nelle prove del tour: Volevo essere qualcuno anch’io per te. L’ho scritta pensando a quello che oggi è mio marito. Eravamo alle superiori, lui faceva il liceo classico ed era un campione di atletica, entrato in nazionale. Era il mito della scuola, e io pensavo: vorrei essere anch’io qualcuno per te, un punto di riferimento. All’epoca non sapevo che avrei fatto questo mestiere. Ma quella frase racchiude qualcosa di più trasversale: voglio essere vista. Voglio che tu noti la mia fragilità e che, se mi arrabbio, non reprima la mia rabbia ma la ascolti, senza pensare che sia un pazzo violento. Cerchiamo un modo per stare meglio tutti insieme. Come in tutti i pezzi, ci metto un mio vissuto, ma cerco sempre che sia una frase in cui ognuno possa riversare la propria emotività”.