Fabri Fibra: ""Non posso pretendere di capirli, però li rispetto, perché rispetto la loro rabbia" - 2/2
“Non posso pretendere di capirli, però li rispetto, perché rispetto la loro rabbia”, sottolinea Fibra, che riconosce nella propria storia personale un punto di contatto con le difficoltà raccontate dai ragazzi. “Vengo dalla provincia e, arrivando a Milano, non ho mai respirato un attimo. Ho sempre faticato per stare al passo con la città, avrò fatto più di quindici traslochi. Appena riuscivo a guadagnare qualcosa in più, passavo dal monolocale al bilocale, fino ad arrivare a un trilocale. Tutto quello che ho l’ho sempre sudato e questo mi ha tenuto a contatto con la realtà”.
Non è un caso, secondo Fibra, che nelle manifestazioni di questi giorni sia tornata a risuonare ‘In Italia’, il brano pubblicato nel 2008 con Gianna Nannini e riproposto nel 2024 in una nuova versione con Baby Gang ed Emma. “Quando uscì mi dicevano: ‘Come sei tragico’. Quando è uscita la nuova versione mi hanno detto: ‘Entusiasta, eh?'”, ironizza.
Ma il quadro raccontato dal pezzo, osserva, non ha perso attualità: “Già allora raccontavo un sistema nel quale una persona deve chiedersi quanto dovrà faticare per non finire a lavorare dieci ore al giorno in fabbrica per 1.600 euro, o quanti pacchi dovrà consegnare per non essere tentata di guadagnare di più spacciando”.