La posizione delle istituzioni e dei ristoratori - 3/3
Sulla vicenda sono intervenute anche le istituzioni e le associazioni di categoria locali, difendendo l’operato della ristorazione veneziana. Sebastiano Costalonga, assessore al Commercio del Comune di Venezia, ha commentato: “Non ho seguito la vicenda. So solo che mangio spessissimo a Venezia. E bene”. Riguardo all’esposizione dei costi, l’assessore ha ribadito che “sono sempre scritti sul menu”, aggiungendo un’unica riserva: “Tutt’al più, potrei ipotizzare che ai turisti non sia stato comunicato che il rombo pesava 1,2 chili. In tal caso, sarebbe sbagliato. Potrebbe trattarsi di un problema di comunicazione”.
Ancora più netta la posizione di Ernesto Pancin, direttore dell’Associazione Veneziana Pubblici Esercizi, che ha giustificato il prezzo finale (circa 120-130 euro al chilo per un pesce che al mercato coperto ne costa al massimo 60) elencando le spese fisse di un’attività in laguna. “Certo che sì. Non stiamo parlando di un pesce comprato al mercato. Ma di un pasto servito ad un ristorante. Che ha costi ingenti: fino a 50 mila euro di affitto, più gli stipendi di cuochi e della crew, le utenze di gas e luce, la mise en place. È un servizio, non solo una pietanza”, ha precisato Pancin. “Un errore di comunicazione? Forse i clienti pensavano di spendere come per una pizza”.
In merito all’opportunità di avvisare esplicitamente i clienti stranieri sul costo finale di un piatto a peso, il direttore dell’associazione di categoria ha concluso: “I turisti dovrebbero arrivare informati nel luogo di visita. Alla fine, hanno speso una cifra non esagerata. Di cosa stiamo parlando? Venezia è strepitosa come città, per la qualità del cibo, per la professionalità della ristorazione”. Avvertire preventivamente che il conto raggiungerà i 150 euro, secondo Pancin, “forse è percepito come sgradevole. Sono milioni i pasti erogati ogni giorno a Venezia. A 12 milioni di turisti. Ed emergono solo due tre casi l’anno di lamentele per i prezzi”.