L'antidoto della fatica e l'importanza dei coetanei - 5/5
Accettare lo sforzo è la condizione fondante per sviluppare resilienza. “La fatica forgia, mentre l’iperprotezione blocca la crescita“, avverte Pellai. “Il desiderio dei genitori di proteggere i figli dalla delusione e dall’abbandono, o di sorvegliare le loro emozioni aspettandosi che provino ciò che vogliamo noi, non è sano. Insegnare ad affrontare la fatica e a fare i conti con il principio di realtà permette ai ragazzi di acquisire la forza e le competenze necessarie per unirsi al proprio gruppo di amici e affrontare insieme le sfide della crescita. L’appartenenza al gruppo, l’amicizia e la partecipazione alla comunità locale possono proteggere gli adolescenti dall’infelicità e dai danni prodotti dall’ansia del mondo adulto”.
L’isolamento relazionale è, di fatto, la matrice del malessere contemporaneo: “Oggi i ragazzi stanno male perché sono soli. Sono passati dalla comunità locale alle community online e non sviluppano adeguate competenze relazionali, perché non le allenano. Del resto, anche noi genitori abbiamo ridotto al minimo la nostra socialità. Dovremmo allearci con una famiglia che ha un figlio della stessa età, confrontarci regolarmente e favorire gli incontri tra i ragazzi, anche attraverso la frequentazione reciproca nei pomeriggi. Troppo spesso, invece, gli adolescenti trascorrono ore da soli nella propria stanza”.
In questo contesto, la presenza amicale si rivela uno strumento di decodifica emotiva superiore all’intervento familiare: “I ragazzi non devono necessariamente essere ascoltati dagli adulti: a volte sono gli amici a salvare loro la vita. È con i coetanei che riescono a elaborare e superare quel dolore che, da sempre, durante l’adolescenza viene metabolizzato e curato anche grazie all’ascolto dell’amico o dell’amica del cuore, più che attraverso la comprensione e il maternage del mondo adulto”.