Il crollo della comunità educante e l'ansia del controllo - 3/5
La paura di esporre i figli ai rischi ha sgretolato l’alleanza storica tra scuola e famiglia, innescando una dinamica di sfiducia istituzionale. “Gli adulti del terzo millennio hanno fatto di tutto perché i loro figli, considerati preziosi, restassero incolumi, rinunciando a quella responsabilità collettiva che ha sempre caratterizzato la comunità educante: incoraggiare i ragazzi a mettersi alla prova, anche a costo di rischiare cadute e inciampi”, analizza Pellai. “Nell’incertezza del nostro tempo, spesso la famiglia non si è alleata con la scuola, ma l’ha messa sul banco degli imputati. Un figlio si rompe un dito? La famiglia denuncia l’istituto per chissà quale responsabilità. Si è così generato un circolo vizioso: per paura delle ritorsioni reciproche, docenti e genitori sembrano essersi alleati nel limitare le uscite dei ragazzi nel mondo. I genitori non autorizzano le gite in bicicletta e gli insegnanti rinunciano ad accompagnarli fuori. E loro si chiudono nelle proprie stanze. Sembra una gara a evitare che chi cresce crei problemi o dia fastidio agli adulti che dovrebbero occuparsi della sua crescita. Il fatto è che il mondo adulto non è più capace di regolare la propria ansia e preoccupazione, emozioni che da sempre accompagnano chi si prende cura degli adolescenti”.
Un’ansia che si traduce in strumenti di iper-controllo tecnologico, come la geolocalizzazione costante: “Lo facciamo apparentemente per garantire la loro sicurezza quando sono fuori, ma in realtà per tenere sotto controllo la nostra ansia”.