Il valore dei "no" e il recupero dell'autorevolezza - 4/5
Per invertire la rotta, è necessario distinguere tra prevaricazione e guida. “L’autorità è imposizione, l’autorevolezza è una conquista, la permissività è cedere per frustrazione“, chiarisce il medico. “La parola “potere” oggi non piace, perché i potenti della Terra sono spesso esempi di prepotenza più che di competenza. Noi adulti facciamo fatica a viverla serenamente: temiamo che, nella relazione con i figli, ci faccia apparire autoritari e poco amabili. Eppure, per essere autorevoli dobbiamo imparare a esercitare il nostro potere nella relazione educativa. Non per reprimere o comprimere, ma per sostenere e far crescere. Serve una relazione al tempo stesso empatica e ferma, nella quale l’adulto non abbia paura di dire il “no” che aiuta a crescere, anche se il figlio lo vive come frustrante o limitante. Di fronte a questi “no”, i ragazzi possono diventare arrabbiati e contestatori. Hanno il diritto di contestarci, ma noi adulti abbiamo il dovere di restare tranquilli, fermi e sicuri della nostra azione educativa, quando sappiamo che non tutto ciò di cui un figlio ha bisogno gli piace o gli sembra un gesto di alleanza. C’è un aforisma secondo cui i tempi duri creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili, i tempi facili creano uomini deboli e gli uomini deboli creano tempi duri. Dovrebbe essere il nostro mantra, come genitori del terzo millennio”.
Dal punto di vista pratico, Pellai consiglia ai genitori: “Di non avere paura di proporre ai figli sfide faticose. È arrivato il momento di smettere di correggere i loro compiti affinché siano perfetti quando li consegnano all’insegnante il mattino seguente. E di non aspettarli più fuori da scuola per alleggerirli del peso dello zaino. Non sono gesti d’amore, ma azioni che ostacolano il raggiungimento dell’autonomia”. Il monito rivolto direttamente ai ragazzi impone: “Di non cadere negli inganni di un tempo intriso di gratificazione istantanea, che offre continuamente occasioni di piacere e alimenta la falsa convinzione che più un percorso è veloce, migliori saranno i risultati. Crescendo, devono imparare che ciò che conta non è il traguardo, ma il percorso, spesso in salita”.