"Il live suonato davvero, cantanto davvero, con un pubblico davanti è un'esperienza emotiva eccezionale" - 2/2
Secondo Agnelli oggi “passa il messaggio che se funzioni e fai dei numeri hai senso, mentre se non fai numeri da subito non hai nessun senso. Questo meccanismo avrebbe cancellato l’80 per cento della nostra storia dell’arte”. E aggiunge: “Passa il messaggio che, se sei furbo e riesci a gestire le cose a livello promozionale in una certa maniera, non importa che tu abbia veramente talento, non importa che tu dica veramente delle cose speciali“.
Nel mirino finiscono anche i social: “Hanno distrutto il concetto di meritocrazia. Le persone sono diventate più brave a vendersi che a costruire… sui social le persone, non dovendosi confrontare in presenza, alla fine non pensano, non analizzano, non approfondiscono. È tutto imperativo, tutto fatto di punti esclamativi, tutto esagerato. È un fenomeno di distrazione di massa che ha funzionato benissimo, purtroppo”.
Per lui il contrario di tutto questo resta il concerto: “Suonato davvero, cantato davvero, con un pubblico davanti a te, è un’esperienza emotiva eccezionale e questo ti fa crescere molto anche come persona. E poi c’è questa abitudine all’incontro e al confronto faccia a faccia che mancava da un po’ di anni e che ha portato a delle distorsioni pazzesche”.
Nella lunga intervista, il cantautore guarda però con speranza alla “nuovissima generazione, quella degli studenti” che “è tornata in piazza. Sono tornati a manifestare e naturalmente ci sono state anche delle reazioni che considero ingiustificate e violente da parte delle autorità. Perché queste manifestazioni mettono vera pressione sociale. Sta tornando un desiderio di confronto fisico, di presenza, una riscoperta di questa dimensione. Nella nuova generazione c’è disillusione nei confronti di internet e delle risorse che può offrire”.
Agnelli torna poi alla propria gavetta. Hai paura del buio? è del 1997, l’anno in cui gli Afterhours raggiungono il grande pubblico. Prima, però, ci sono stati dodici anni di gavetta: “È stata la mia scuola di vita, la gavetta musicale, durante la quale ho fatto anche altri lavori. Sicuramente, se a vent’anni avessi avuto un grande successo, quel tipo di formazione non l’avrei avuta. Conosco ragazzi anche nel cosiddetto underground che hanno avuto un grande successo molto presto e, in effetti, secondo me, ci sono rimasti sotto in un modo o nell’altro”.
E nel 2027 gli Afterhours torneranno in tour. “La volontà era di non farlo diventare routine, perché la routine ammazza tutto. Potevamo anche andare avanti all’infinito, in realtà, ma abbiamo deciso di fermarci e di tornare in tour se ce ne fosse stata l’occasione, comunque almeno con un anno e mezzo di distanza. E questa cosa funziona, perché adesso abbiamo una voglia… Io sto già scalpitando. Adesso stiamo già tutti tornando a provare da soli a casa le parti dei pezzi che suoneremo”.