Giorgio Pasotti alla regia per “Sotto a chi tocca”, in arrivo nelle sale cinematografiche dall’8 ottobre con Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi, Giacomo Giorgio e Linda Messerklinger. Sei candidati. Una stanza chiusa. Un colloquio che non inizierà mai, perché è già cominciato. Fernando, Daniela, Enrico, Carlo, Giulio e Franca vengono convocati da una multinazionale tanto prestigiosa quanto enigmatica. Credono di dover affrontare una semplice selezione, ma scoprono ben presto di essere finiti al centro di un esperimento spietato, in cui ogni gesto viene osservato, ogni reazione valutata e ogni debolezza trasformata in arma.
A rendere il tutto ancora più inquietante, una rivelazione sconvolgente: tra i candidati si nasconde una talpa dell’azienda. Da quel momento il colloquio si trasforma in un brutale gioco psicologico, scandito da prove paradossali, umiliazioni calcolate, alleanze precarie e tradimenti improvvisi.
“A convincermi è stato, prima di tutto, lo stato del mondo del lavoro, che oggi è molto drammatico. – ha detto Pasotti a Libero Magazine – È sempre più difficile trovare un impiego e il caro vita è aumentato, quindi c’è sempre più fame di un lavoro redditizio, ma sempre meno lavoro conquistabile. Di conseguenza l’asticella della competitività per aggiudicarsi l’agognato posto si è alzata di parecchio. E con lei sono cresciuti il cinismo, la cattiveria, la voglia di conquista, la determinazione a ottenere quel posto a ogni costo. Credo che mai come oggi il tema sia centrale, ancor più di quando lo portai a teatro, nel 2004. Non è l’unico tema del film, naturalmente, ma è uno di quelli portanti”.
E ancora: “C’è una sorta di disperazione che dà vita a un conflitto e ci rende molto più feroci, molto più disumani. Si parcheggiano i valori con cui si è stati cresciuti per vincere la corsa. Si diventa pronti a tutto”.