Beauty e Benessere

La cipria è tornata (e TikTok ne è ossessionato): dalle passerelle delle Fashion Week al “filtro senza filtro”, perché è di nuovo il prodotto beauty del momento

Non è più un reperto vintange, da tenere nella borsetta della nonna. La cipria oggi è il beauty trend del momento, con alcune novità.

di Roselina Salemi
La cipria è tornata (e TikTok ne è ossessionato): dalle passerelle delle Fashion Week al “filtro senza filtro”, perché è di nuovo il prodotto beauty del momento

Quanto volte in un film fantasy (compreso l’ultimo, Amori e Incantesimi 2, con Nicole Kidman e Sandra Bullock, uscito il 10 settembre) abbiamo visto ventate di polvere magica? Quante volte abbiamo detto: ah, se esistesse davvero! Invece esiste. Si chiama cipria.

Relegata nelle borsette della nonna, considerata un reperto vintage o un ricordo nostalgico di budoir e retropalchi, è tornata alla grande. Per anni la clean girl ci ha spiegato che la bellezza stava nei sieri, negli oli, nella pelle lucida come un sasso di fiume, o dewy, alla coreana.

Poi le ragazze di TikTok l’hanno riscoperta: wow, opacizza, sfuma i pori, leviga, scolpisce. L’effetto mascherone (capitato anche a star come Nicole Kidman e Angelina Jolie) è archiviato. Il finish è quello di un filtro, ma senza filtro: merito delle nuove tecnologie.

In passerella

Il trend si è visto durante l’ultima Fashion week milanese: Ermanno Scervino ha scelto OASI, di Nouba, la cipria cotta dall’effetto soft-focus naturale. Grandi firme come Armani, Gucci e Prada hanno usato quelle della loro linea beauty.

I make-up artist hanno picchiettato una cipria traslucida e riflettente, finissima, per ottenere il celebre effetto Armani Glow (bellissimo il trucco di Levante). Invece da Prada (trucco trasparente e pelle quasi nuda), la cipria minimizzava in maniera leggerissima le discromie, effetto “no-makeup”. Nome della polvere magica: Prada Reset Rebalancing Setting Powder.

C’è tanta voglia di cipria. E infatti, durante la Milano Beauty Week (16-20 settembre) la gente si è messa ordinatamente in fila a Palazzo Giureconsulti per vedere da vicino, in una replica della fabbrica, come nasce la cipria.

Comincia tutto in un mulino. Una specie di frullatore industriale in cui le polveri vengono macinate ad alta pressione per ottenerne una sola, colorata. Poi, una macchina la compatta in un piccolo fondello e una tela imprime il logo. All’uscita ognuno ritirava gioiosamente il suo astuccio, con l’impronta ancora fresca. Ma questo è il punto d’arrivo di una lunga storia.

Tremila anni di pallore

Nell’antichità, a partire dall’antico Egitto, la pelle candida era “nobile”: voleva dire che non lavoravi sotto il sole. A Roma si usava la biacca, carbonato di piombo, che corrodeva la pelle e non faceva prigionieri. In Cina e in Giappone sceglievano più saggiamente la polvere di riso o di perla, che sbianca il volto delle geishe.

Il Settecento era teatrale. A Versailles incipriarsi era un rituale collettivo, per uomini e donne, e a finire sotto nuvole di amido profumato erano anche le parrucche, alte come architetture. Per ritrovare quel mondo, con i suoi colori da confetteria, basta rivedere Marie Antoinette di Sofia Coppola. Il Novecento cambia tutto. Negli anni Venti arrivano l’astuccio con lo specchietto e il piumino da portare nella borsetta. Il ritocco esce finalmente dalla camera da letto per entrare ovunque. Anche al ristorante.

“Vado a incipriarmi il naso”

Scusa elegante per sparire un minuto oppure evitare situazioni imbarazzanti. Nessuno pronuncia questa battuta meglio di Holly Golightly. In Colazione da Tiffany (1961) Audrey Hepburn ne fa un piccolo capolavoro di grazia e furbizia: “I must powder my nose”, e intanto la powder room diventa il posto dove i corteggiatori, con discrezione, contribuiscono alle sue spese (50 dollari).

Trent’anni dopo, in Pulp Fiction (1994), la frase cambia senso. Al Jack Rabbit Slim’s, Mia Wallace, cioè Uma Thurman, la usa come una mossa di potere: va a incipriarsi il naso e intanto lascia Vincent Vega al tavolo a trovare qualcosa da dire. The Powder Room (2011), il corto di Zoe Cassavetes per i Women’s Tales di Miu Miu, ambientato al Claridge’s di Londra, segue un gruppo di donne che, con la scusa di andare a incipriarsi il naso, trasformano il bagno in un tempio di confidenze e complicità.

Mai più senza

Oggi il gesto semplice è diventato tecnologico, e ogni polvere ha il suo lavoro: fissare, sfumare, scolpire. La Forever On Set Powder di Dior unisce acido ialuronico e due tipi di polveri: sferiche per il finish mat, lamellari per l’effetto filtro.

L’Airbrush Flawless Blur Loose Powder di Charlotte Tilbury usa polveri micronizzate che diffondono la luce: pori e texture sembrano sfocati, come dopo un ritocco di Photoshop. Make Up For Ever – Ultra HD Loose Powder, a base di silice pura, è invisibile davanti alle telecamere digitali e perfetta per i selfie. Fenty Beauty-Pro Filt’r Instant Retouch, azzera il flashback su qualsiasi carnagione. L’Ultra Snatched Easy Bake Duo di Huda Beauty promette un viso disegnato e opaco.

Poi ci sono i gusti della Gen Z che ama molto Cloud Set Loose Powder di Kosas, con estratto di fusto di bambù, una cipria ultra-translucida che fissa il make-up fino a dodici ore. Ma anche Wonder Snatch Lifting Setting Powder di NYX Professional Makeup, una formula arricchita con tè verde (notate l’eleganza dei nomi e anche un pizzico di snobismo da alchimisti).

Tra le star, Zendaya e Jodie Turner-Smith sono powder addicted. La loro truccatrice, Sheika Daley, utilizza ciprie compatte per fissare i look da red carpet, mentre il make-up artist Gianpaolo Ceciliato sceglie polveri leggerissime, a prova di riflettori, per Scarlett Johansson e Sarah Jessica Parker.

Il successo ha contagiato anche l’alta profumeria, segnando il grandioso ritorno delle fragranze cipriate (o poudrée) che evocano l’odore nostalgico, rassicurante e sofisticato d’altri tempi. Costruite attorno a note fiorite come l’iris, la violetta e l’eliotropo, lasciano una scia soffice come la carezza del piumino sul viso. La cipria non si indossa soltanto: si respira nell’aria.

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