Bresh: "L'unica cosa che proprio non sopporto è la foto da scrittore" - 8/8
“Fare un libro mi sembrava quasi vergognoso, come provare a mettermi su un piano che non mi appartiene. Ma questo racconto l’ho inventato io e ci credo veramente, e lo dico con molta umiltà. Nel libro ci sono riferimenti alla mia vita, ad esempio i due istituti: la scuola in cui sono andato io e quella accanto, intitolata a Eugenio Montale, cose che ho vissuto davvero. La storia nasce lì, qualche anno fa. Quando sono arrivate le prime copie a casa ero soddisfattissimo del formato: volevo qualcosa di semplice, smart, non uno di quei formati scomodissimi. Ho scelto di firmarlo con il mio vero nome, Andrea Emanuele Brasi, e non come Bresh, perché era davvero uno spin-off e non volevo che sembrasse una marchetta. L’unica cosa che proprio non sopporto è la foto da scrittore”.