“Non è la Russia a manipolare gli italiani. È l’Italia stessa”. La tesi di “Disinformazione”, il nuovo libro di Alessandro Orsini per PaperFirst, è costruita per rovesciare il riflesso automatico di questi anni, che riconduce la manipolazione dell’opinione pubblica a esclusiva ingerenza esterna. Nel volume, presentato ieri al Salone del Libro di Torino, l’autore descrive il rapporto tra guerre, media e potere.
“Una minoranza organizzata, la classe governante, manipola una maggioranza disorganizzata, la classe governata”. Lo fa, secondo Orsini, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, “per costruire consenso intorno alle guerre e giustificare la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale da parte delle democrazie occidentali”. Ucraina, Gaza, Iran, Venezuela: la mappa del libro è quella delle crisi in cui il racconto pubblico diventa parte del conflitto.
A margine della presentazione, Orsini porta questa tesi dentro il caso italiano. “Soltanto acquisendo la coscienza di essere una società sottomessa”, dice, “gli italiani possono comprendere le trasmissioni televisive, le trasmissioni radiofoniche, la grande stampa”. Per lui l’Italia è uno “stato satellite”: uno Stato la cui politica estera e di sicurezza è controllata da una potenza straniera. Da qui la critica al sovranismo dichiarato dal governo. “Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Antonio Tajani devono fingere di essere liberi e indipendenti” dice Orsini “perché la politica estera italiana resta vincolata alla Casa Bianca. Per questo, dice, il governo deve ripetere di difendere gli interessi nazionali: più la sovranità è limitata, più va proclamata”.
Nel libro entra anche il sistema dell’informazione. Orsini lo definisce “corrotto”, soprattutto quando parla di politica internazionale, perché, a suo giudizio, favorisce il “moto rotatorio dell’Italia intorno agli Stati Uniti”. In questo contesto si distingue quella che definisce “truppa scelta“: giornalisti specializzati, secondo Orsini, nelle narrazioni d’odio contro i nemici della Casa Bianca, come Cina, Russia, Iran e Corea del Nord.