Milo Infante e il rimpianto legato al papà - 2/4
Quando Silvia Toffanin sposta la conversazione sul padre, il giornalista non trattiene l’emozione. Il conduttore ricorda il momento in cui dovette trasferire il genitore in una struttura per motivi di salute: “Aveva un’età, aveva patologie tali per cui non poteva rimanere a casa e quindi i medici mi hanno detto: ‘Non possiamo tenerlo in ospedale. Non puoi tenerlo a casa’ e quindi ho dovuto ricoverarlo in una struttura che, per quanto bella e per quanto fosse una struttura molto attrezzata, era sempre una struttura. Non era la sua casa”. Quindi l’appello che il padre gli fece ma che rimase inascoltato: “Lui aveva una lucidità di testa molto presente e aveva un corpo debole, e l’ultimo ricordo che purtroppo ho di mio padre sono io che vado a trovarlo. Erano le nove di sera, avevo finito di lavorare a Telelombardia. Dice: ‘Portami via di qui’. E io in quel momento non gli ho dato molto peso perché, a trent’anni, pensi al lavoro. A trent’anni ti convinci che non c’è altra strada. E quindi sono tornato a casa e lui dopo due giorni è morto. Questa cosa me la porto dentro”.