Adam Brody: "Sembra che a Gaza si stia raggiungendo un punto di rottura" - 2/2
Nel corso dell’intervista rilasciata a GQ, la giornalista chiede esplicitamente a Brody se sia disposto a esporsi pubblicamente sul conflitto Israele-Gaza, tema su cui — come ammette lui stesso — fino a quel momento aveva discusso solo in privato, mai davanti ai media. La risposta dell’attore è netta e senza giri di parole: “Put me down as thinking it’s a genocide. Put me down as wanting a free Palestine.” — in italiano: “Segnatevi che penso sia un genocidio. Segnatevi che voglio una Palestina libera.”
Brody prosegue sottolineando quanto sia tragico che si sia dovuti arrivare a un tale livello di morte e sofferenza prima che la situazione raggiungesse quello che lui descrive come un punto di rottura ormai improrogabile, un punto che — aggiunge — avrebbe dovuto essere toccato molto prima. Chiude il pensiero con una nota di speranza politica: si dice fiducioso che un cambio di amministrazione negli Stati Uniti possa finalmente correggere le politiche che, a suo avviso, hanno contribuito a rendere la situazione così drammatica.
“Metto me stesso come qualcuno che pensa sia un genocidio. – ha affermato – Metto me stesso come qualcuno che vuole una Palestina libera. È terribile ci sia stata così tanta morte e miseria, ma sembra proprio che stia raggiungendo un punto di rottura che avrebbe dovuto raggiungere già da un po’”.
Non porta spille, non solleva l’argomento di sua iniziativa, ma, a suo dire, non ha mai evitato una domanda politica quando gli è stata posta direttamente. Questa sulla Palestina è probabilmente la sua dichiarazione pubblica più esplicita e diretta sul tema fino ad oggi.