Adam Brody ha conosciuto la popolarità mondiale grazie al ruolo di Seth Cohen nella serie tv cult “The O.C.”, che negli anni Duemila lo trasformò in un’icona generazionale. Dopo anni più defilati, è tornato prepotentemente sotto i riflettori grazie a “Nobody Wants This”, la serie Netflix acclamata da critica e pubblico (con tanto di nomination agli Emmy e ai Golden Globe) in cui interpreta un rabbino tanto affascinante da guadagnargli l’appellativo di “hot rabbi” e un Critics Choice Award. Ma dietro l’immagine da star in ascesa, Brody porta avanti da anni un impegno politico discreto: dal 2018 fa volontariato per Swing Left, organizzazione progressista americana, andando letteralmente porta a porta a raccogliere le opinioni degli elettori.
Nell’intervista concessa a GQ, Brody riflette sul motivo per cui l’attivismo politico delle celebrità, così centrale a metà anni Dieci (basti pensare all’arresto di Emily Ratajkowski nel 2018 durante le proteste contro la nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema), oggi sia in netto calo. Secondo l’attore si tratta di un ciclo: la prima elezione di Trump aveva scosso tutti, generando un’ondata di mobilitazione perché sembrava “sicuro” opporsi; la seconda volta, con le grandi aziende schierate al suo fianco, esporsi è diventato più rischioso, e questo ha raffreddato gli animi.