Televisione

“In ospedale disse ‘da qui non esco vivo’. È stato baciato dalla grazia e l’ha accolta. Il suo è un messaggio dirompente, quasi fuori moda”: la storia del santo millennial Carlo Acutis in tv e al cinema

A FqMagazine la madre Antonia Salzano e gli attori Samuele Carrino e Lucia Mascino

di Gabriele Scorsonelli

Lucia Mascino: “I valori cristiani sono meravigliosi, a volte li seppellisci perché il mondo funziona secondo altre logiche” - 4/4

Nel ruolo di Antonia Salzano, la mamma di Carlo Acutis, si è invece immedesimata Lucia Mascino: “Non c’è un modo di prepararsi, credo che accostarsi alla vita reale, conoscerla, ti permetta di entrarci senza crearti un’idea, ma di avvicinarti in modo più semplice, di pancia, di cuore – ha spiegato -. Ho letto la storia e visto tantissime interviste. Non per imitare la signora Salzano, ma per capire il messaggio, il punto di profondità”.

L’attrice, ha evidenziato, si è occupata di “raccontare una madre che viene trasformata da un figlio e dalla fede, l’ascolto emotivo che c’era tra di loro, il divertimento di questo figlio bizzarro che fa domande strane e la preoccupazione. Il percorso finale dalla malattia fino alla morte”. Anche per Mascino, la parte del film più complicata da girare è stata quella finale: la malattia di Acutis, vissuta dalla prospettiva del genitore.

“Per poter emozionare devi metterti a disposizione, azzerare l’ego e lasciare che la storia ti entri dentro. È come quando vai a un funerale e piangi, anche se la persona che muore non ti è vicina. È una specie di forma di empatia che è un po’ il nostro mestiere”. L’attrice è cresciuta in una famiglia di educazione cattolica e ne rivendica tutti i valori: “L’insegnamento cristiano lo trovo meraviglioso, sovversivo e veramente ancora oggi rivoluzionario: la forza della generosità, del porgere l’altra guancia, dell’allungare la mano. Non è detto che si possano avere questi valori solo tra cristiani. Sono meravigliosi e si ritrovano anche in persone completamente atee o laiche”. Lei, questi principi li rivendica. A volte, però, “li seppellisci un po’ perché poi il mondo va secondo altre regole, però sono convinta che alla fine davvero la gentilezza vinca e lo sperimento anche nella vita e nel lavoro”.

Dal punto di vista interiore, “Il mio nome è Carlo” l’ha un po’ scossa: “Questo film non ha finito di lavorarmi dentro. Adesso noi l’abbiamo fatto, va nel mondo e chissà che cosa porterà. Dentro di me c’è il seme della fede, sicuramente questa storia ti tocca molto e ti fa fare delle domande”.

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