Mustang: la testa di cavallo e il nomignolo di infanzia - 6/8
“Da ragazzino il mio nomignolo era ‘Mustang’. – ha rivleato – Stavamo tutti dalla parte degli indiani, contro i cowboy, ci piaceva quel mondo. Ero un personaggio un po’ atipico a Rozzano: suonavo la batteria, sembravo uno che seguiva la musica, ma avevo anche la bicicletta, andavo a fare cross, facevo impennate. Non ero un grande esempio di educazione stradale, all’epoca non si usava il casco, e mi chiamavano ‘Mustang’ perché dicevano che avevo la testa troppo libera. La testa libera che però mi teneva sempre il corpo fermo in una posizione, perché noi siamo potenti col corpo, ma la testa va sempre oltre: per noi esseri umani non c’è confine, non c’è pace”.
E ancora: “Per questo ho dovuto chiamare questo disco così. Mi sono messo in testa una testa da cavallo perché le cose più belle della mia vita le ho fatte sempre quando non avevo la testa di Biagio, ma ero altrove con la mente. Mi sono infilato la testa di cavallo perché rappresenta la vera libertà”.