“Noi Gen Z siamo sfiduciatissimi in un mondo segnato sempre più dalle guerre” - 4/4
Voi state attraversando un’epoca di guerre diffuse, guardate alla pace come a una prospettiva possibile e sostenibile, o siete sfiduciati?
Ciro: Personalmente sono sfiduciatissimo.
Margherita: Per me la battuta di Cristiana Capotondi, nella serie, mentre fa la lezione sulla guerra, è centrale: riferendosi a un testo che gli altri personaggi conoscevano a memoria, fa notare che quello che loro recitano a memoria senza pensarci è in realtà una confusione tra attacco e difesa. In un un contesto di guerra, guerriglia, conquista di ricchezze, attacco e difesa si confondono. Mi sembra che siamo proprio in questo limbo. Il personaggio di Cristiana ha un grande rilievo: è come un fascio di luce che cerca di svegliare chi sembra quasi ipnotizzato dall’idea che proteggere l’onore della guerra sia un orgoglio. È interessante come mette a confronto Margherita, Camilla e Rachele per mostrare come la guerra si insinui nei rapporti umani, diventando un discorso più ampio sulla violenza (“mentre gli insegnate a spararsi addosso”). È un personaggio che modernizza la storia, come fa anche quello di Irene, dando uno sguardo esterno che ci fa riflettere. Il personaggio di Cristiana è una crepa in un circuito chiuso, in un mondo chiuso qual è la scuola, una possibilità di respiro. Lei non appartiene a quel mondo, guarda i ragazzi in modo diverso, quasi materno: il suo modo di punire è costruttivo, non basato sulla paura, mi piace molto come personaggio.
Biagio: Capotondi non punisce sulla base della paura. Crede che una cosa non si rifaccia se c’è fiducia reciproca, non se si mette paura, come fa invece il colonnello. Ed è una cosa che ci si aspetterebbe proprio da una outsider,una professoressa di filosofia che più volte ricorda quanti fondi statali vanno a una scuola così grande e maestosa mentre tante scuole pubbliche cadono a pezzi. Trovo interessante anche il suo rapporto con Irene, che invece è un’insider che vuole cambiare le cose dall’interno, non solo etichettare il liceo militare come “la parte cattiva” ma ricostruirlo.