Beauty e Benessere

“Non voglio che le mie figlie mi guardino quando registro video. Esco spesso senza trucco per non abbassare la loro autostima, devono imparare che non è il rossetto a renderci migliori”: così ClioMakeUp

In un'intervista a Leggo, Clio Zammatteo lancia l'allarme sull'uso precoce di prodotti beauty da parte delle bambine. L'evoluzione del settore, dagli esordi su YouTube a New York fino alla gestione degli hater e ai consigli per i genitori sulle formulazioni cosmetiche

di Redazione Moda
Dalla scuola a New York all'evoluzione della comunicazione beauty - 3/3

Dalla scuola a New York all'evoluzione della comunicazione beauty - 3/3

L’intervista a Leggo ripercorre anche le tappe imprenditoriali della make-up artist. Originaria del Veneto e passata per la gelateria di famiglia in Germania, Zammatteo ha frequentato un corso di video design a Milano prima di trasferirsi a New York per studiare alla Make Up Designory. Un corso professionale dal costo di diecimila euro (“che non tutti possono permettersi”, sottolinea) che nel 2008 ha ispirato l’apertura del suo canale YouTube, culmine decennale prima del lancio dell’omonimo brand di cosmetici.

Sui motivi che l’hanno spinta a inaugurare il canale, spiega: “Da una parte c’era il desiderio, quasi il senso di responsabilità, di condividere quanto avevo imparato, dall’altra il desiderio di sentirmi meno sola. Ricordo che ero partita per New York con il mio ex marito senza sapere l’inglese e registrare i video mi permetteva di entrare in contatto con tante persone che commentavano e con cui poi mi sono incontrata dal vivo”.

Un’esposizione pionieristica che le ha imposto di fare i conti molto presto con la tossicità delle piattaforme digitali. “Sono stata una delle prime a scontrarsi con il mondo degli hater”, ricorda, “e a scoprire come certe persone, in primis del mio settore, non contente che io raccontassi online tutto quello che imparavo, cercassero in tutti i modi di abbattermi”. Oggi, a quasi vent’anni di distanza, il settore è mutato radicalmente. “È cambiato tutto”, conclude. “Non solo perché ai tempi ci chiamavano guru sul web – adesso si parla di influencer –, ma anche perché il pubblico è sempre più preparato ed esigente. Conosce già i nuovi trend e le formulazioni, e ha a disposizione un numero potenzialmente infinito di prodotti da tutto il mondo”.

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