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“A 101 anni anni vado ancora in ufficio ogni giorno, la mia azienda fattura 245 milioni l’anno. La mattina analizzo i dati di vendita, poi faccio le call sul tablet: non amo usare il pc”: la storia di Alberto Bertani

Dagli esami universitari sotto le bombe della Seconda guerra mondiale alla svolta industriale della plastica, fino all'espansione in 60 Paesi: Bertani si racconta al Corriere della Sera

di Redazione FqMagazine
Dagli studi sotto le bombe ai piatti in bachelite - 2/4

Dagli studi sotto le bombe ai piatti in bachelite - 2/4

La traiettoria biografica di Bertani si intreccia inevitabilmente con la macro-storia del Novecento. “Sono nato a Milano nel 1925, diploma al Berchet”, ha raccontato al Corriere. “Mentre sostenevo l’esame di maturità gli alleati sbarcavano in Sicilia. Poi studi al Politecnico sotto le bombe, laurea nel 1949″. Gli esordi imprenditoriali risalgono proprio agli anni del conflitto. “Mio padre aveva acquistato a Monza una piccola azienda di stampaggio materie plastiche”, ha ricordato. “Ricordo i primi uffici nel salone da ballo di villa Torneamento alla Taccona. Abbiamo scelto insieme il nome: doveva essere Elettra perché volevamo produrre oggetti per la casa, ma esisteva già un’azienda con lo stesso nome così cambiammo”. Lavorare durante la Seconda guerra mondiale imponeva ostacoli radicali: “Mancava la corrente. E poi ricordo la paura di tornare a casa e di essere preso dai tedeschi”. La prima commessa di rilievo arrivò a ostilità concluse, intercettando un’esigenza pratica della popolazione milanese: “Con la fine della guerra ricevemmo un ordine da La Rinascente per servizi di piatti, scodelle, ciotole e insalatiere in bakelite. I milanesi non avevano più servizi “buoni” e volevano qualcosa che non si rompesse”.

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