"Ti stavamo aspettando, lo sai? È stato davvero gentile da parte tua arrivare" - 3/3
“Con tredici giorni di ritardo, mentre nel cielo si verificavano un’eclissi solare e una pioggia di meteore, annunciò il suo arrivo”. Lena Dunham è in ospedale, accanto alla gestante. Una donna che, sottolinea, appena un anno prima non conosceva neppure e che ora sta facendo nascere sua figlia. “Ero così concentrata sulla nostra gestante, impressionata dalla sua concentrazione, dal suo periodo di silenzio seguito da un suono che sembrava un ruggito, che mi dimenticai di guardare in basso finché non sentii il pianto della nostra bambina”.
A quel punto vede il suo viso. “I suoi occhi, spalancati e ancora incapaci di mettere a fuoco, assorbivano la luce e le ombre, sbattendo rapidamente le palpebre”. L’ostetrica le dice semplicemente: “Parlale. Salutala“. Ed è allora che Dunham pronuncia quelle prime parole: “Ciao. Sono la tua mamma”. Poi continua: “Tu non assomigli affatto a come pensavo saresti stata, eppure sei esattamente come dovresti essere. Ti stavamo aspettando, lo sai? È stato davvero gentile da parte tua arrivare“. Una felicità che descrive con una delle immagini più semplici di tutto il racconto: “Come una bambina che non sa se i compagni di scuola si presenteranno alla sua festa di compleanno, ero timida e stordita dalla felicità”.
E alla fine torna proprio a quei vestiti comprati durante i mesi dell’attesa. Immagina sua figlia abbastanza grande da guardarsi allo specchio, indicare un abitino scelto dalla madre e dire: “Mamma, oggi questo non lo voglio mettere”. Forse, aggiunge Dunham, non lo vorrà indossare mai. E va bene così. “Adesso è tutto suo: può amarlo o odiarlo, desiderarlo oppure rifiutarlo. È tutto suo, ormai”.