"L’endometriosi, l’isterectomia e poi l’attesa della figlia: 'La sentivo prima ancora di poterla ascoltare'" - 2/3
Lena Dunham, oggi 40enne, è diventata uno dei volti simbolo della televisione americana contemporanea grazie alla serie HBO Girls, da lei ideata, scritta e interpretata a partire dal 2012. Negli anni ha lavorato come attrice, regista, sceneggiatrice e produttrice e nel 2025 è tornata alla serialità con Too Much, la commedia romantica Netflix creata insieme al marito Luis Felber, musicista britannico-peruviano che ha sposato nel 2021. Parallelamente alla carriera, Dunham ha raccontato pubblicamente per anni una storia personale molto più complessa: quella della sua endometriosi, malattia che le ha provocato fortissimi dolori e l’ha sottoposta a numerosi interventi chirurgici.
Nel 2018, a soli 31 anni, dopo anni di terapie e operazioni che non erano riuscite a risolvere il problema, ha deciso di sottoporsi a una isterectomia, cioè alla rimozione dell’utero. Una decisione che significava anche rinunciare definitivamente alla possibilità di portare avanti personalmente una gravidanza. Qualche mese più tardi un nuovo intervento portò alla rimozione dell’ovaio sinistro, che Dunham raccontò essere compromesso da tessuto cicatriziale e fibrosi.
Il desiderio di diventare madre, però, non era scomparso. Negli anni Dunham ha continuato a parlare apertamente del dolore legato alla fertilità e delle strade alternative attraverso le quali avrebbe potuto costruire una famiglia. Oggi quel percorso l’ha portata alla gestazione per altri e alla nascita della sua prima figlia con Felber. E proprio l’impossibilità di vivere fisicamente la gravidanza emerge continuamente nel suo racconto.
Al settimo mese, mentre era impegnata nel tour promozionale di un libro, Dunham descrive una sensazione quasi straniante: “Se fossi incinta, starei facendo questo? E questo? E quest’altro?”, racconta di essersi chiesta continuamente. “La risposta era che non ne avevo idea. Ma, come il rombo basso di un treno ancora distante qualche fermata, la sentivo prima ancora di poterla ascoltare, la percepivo prima ancora di vederla, e desideravo che arrivasse un po’ più in fretta”.
Aspettare è la parte più difficile. La data prevista per il parto passa senza che accada nulla. Dunham e il marito si trovano in un Airbnb vicino alla donna che porta avanti la gravidanza, ma i giorni prenotati non sono sufficienti. Le giornate, racconta, diventano “liquide e molli, troppo lunghe e prive di qualsiasi forma”. Aveva pensato alla possibilità di una nascita prematura. Non aveva mai immaginato, invece, che sua figlia potesse farsi attendere. Passano dodici giorni oltre la data prevista. Controlli, rassicurazioni sul battito regolare, medici che ripetono che alcuni bambini semplicemente arrivano quando decidono loro. Poi arriva il tredicesimo giorno.