“Ciao, sono la tua mamma. Tu… non assomigli affatto a come pensavo saresti stata, eppure sei esattamente come dovresti essere. Ti stavamo aspettando, lo sai? È stato davvero gentile da parte tua arrivare”. È con queste parole che Lena Dunham racconta il primo incontro con sua figlia, nata attraverso la gestazione per altri.
L’attrice, sceneggiatrice e regista americana ha scelto le pagine di Vogue per raccontare in prima persona un percorso verso la maternità lungo, doloroso e molto diverso da quello che aveva immaginato per sé. Un racconto che parte mesi prima della nascita, dall’attesa di una bambina che cresceva nel corpo di un’altra donna, e arriva fino a quel letto d’ospedale dove Dunham l’ha vista e sentita piangere per la prima volta.
“Lei si stava preparando, dentro il corpo forte e sano della nostra gestante”, scrive, raccontando di aver cercato di rendere concreta quell’attesa attraverso una piccola ossessione: comprare vestiti per la figlia. Pacchi su pacchi, abiti vintage, completi firmati, lenzuola per la culla e trapunte cominciavano ad accumularsi in una scatola nella cantina dei suoi genitori. Dunham era perfettamente consapevole che nessun acquisto avrebbe potuto prepararla davvero a diventare madre, ma quei piccoli oggetti avevano una funzione precisa: rendevano reale una bambina che non poteva sentire crescere dentro di sé. “Mentre i vestiti si accumulavano nella scatola, cresceva anche la sensazione che lei stesse diventando reale. Quelli sarebbero stati i suoi vestiti. Sarebbe stata una persona che avremmo aiutato a vestire”.