Il Trigabolo, la solitudine e il grande amore tragico - 3/4
Gli esordi lo vedono appena diciassettenne in una brigata che farà la storia della ristorazione italiana, il Trigabolo di Argenta. “Fuggivamo dalla nouvelle cuisine, dagli stereotipi. Eravamo gli Anthony Bourdain italiani. Tutte persone molto complicate che hanno pagato un prezzo, nel bene e nel male. Prendevamo due soldi, giusto per mettere la benzina nella macchina”.
Nonostante la fama televisiva, Barbieri mantiene un rapporto distaccato con la ricchezza materiale: “Mica sono ricco, sa? Non ho neanche la macchina. Vivo in affitto. E ho solo una casa di proprietà a Bologna, l’unica. Insomma, resto una persona normale. Però sono ricco nell’anima”. Una serenità conquistata a caro prezzo: “Mi chiedo spesso che prezzo ho pagato per arrivare sin qui. Ho fatto grandi cose ma anche rinunce importanti. Oggi me ne rendo conto”.
Sul piano sentimentale, custodisce gelosamente il ricordo di un amore intenso segnato da una tragedia: “Purtroppo il mio grande amore non c’è più. È stato un momento difficile, una delle cose più importanti della mia vita. Non mi sono mai più innamorato come allora. Era iniziato sui banchi della scuola e poi proseguito fino a una tragedia che mi ha molto segnato”. Una ferita che si riapre solo in parte, incrociando i legami lasciati dalla persona amata: “Però quando vedo il figlio di questa persona, che non era il mio chiaramente, mi emoziono ancora… Ma davvero, la prego, di questo mi sono sempre detto che non parlerò mai”.