La strada a telecamere spente e le critiche - 2/4
Le violenze fisiche, spiega l’inviato campano, non si verificavano solo durante le riprese. “Ho preso spintoni e schiaffi per strada e in pizzeria, lontano dalle telecamere e dal ruolo di Striscia, per un odio fomentato dai soggetti coinvolti nei miei servizi o da chi vedeva in me una persona che speculava sui problemi”, ha raccontato, ricordando le difficoltà degli inizi: “Quando ho cominciato io a parlare di legalità ero solo, bullizzato persino da chi si reputava acculturato, perché certi malcostumi – dal contrabbando ai parcheggiatori abusivi – erano considerati normali. Mi dicevano che ero l’esponente dello ‘sputtaNapoli’ ed erano convinti che fossi pagato dal Nord per rovinare l’immagine della città, mentre la gente pagava il pizzo e la camorra sguazzava”.
Le ostilità si mescolavano al supporto dei cittadini: “C’era chi mi veniva vicino per ringraziarmi. ‘Grazie, finalmente qualcuno dice quello che io non posso dire altrimenti mi ammazzano’, mi dicevano, raccomandandomi sempre di stare attento”. Un’esposizione mediatica ad alto rischio che lo ha spinto a blindare la propria vita privata: “Quando fai un lavoro pubblico che ti espone a determinati rischi, la prima regola è proteggere le persone che ti stanno accanto e tenerle al sicuro”.