Il biglietto, i vestiti e il rientro dopo otto mesi - 2/3
Il ritorno a Garlasco di Rita Preda, insieme al marito e al figlio, ha coinciso con l’impatto materiale con l’assenza. “Ci siamo realmente resi conto della mancanza di Chiara quando siamo tornati a casa, otto mesi dopo”, ha spiegato la donna. “Mi ricordo che ho fatto un giro per casa, sono arrivata nella sua camera, ho visto i suoi vestiti. Nella sua camera c‘era ancora tutto, come c’è ancora tutto adesso. Poi ho girato gli altri locali e lì mi sono resa conto veramente che non tornava più”.
Prima di quel momento, la famiglia era stata costretta ad allontanarsi dalla scena del crimine. “Per otto mesi siamo stati costretti a vivere in un’altra casa”, ha precisato Preda. “Era la casa dei miei genitori, quindi non mi dava nessun problema, però non era la casa dove avevamo vissuto noi tre, io, mio marito e mio figlio con Chiara”. Riprendere possesso della propria abitazione rappresentava un passaggio logistico e psicologico obbligato: “Volevamo tornare a casa, perché solo da lì potevamo ricominciare veramente a vivere”.