Dalla "spazzatura rancida" alla metafora del formaggio - 2/3
La terapia è diventata uno strumento per svuotarsi di quello che l’attore definisce un accumulo tossico. “Non ero in grado di dire semplicemente: ‘Oh, bene, ok, lo metto da parte e vado avanti'”, ha confessato. “Avevo bisogno di svuotarmi di tutta la spazzatura rancida che avevo lasciato infiltrare“. Un cambiamento certificato anche dalla figlia Zoe e dal suo stesso terapeuta, i quali hanno riscontrato in lui nuova sicurezza, calma e rispetto di sé. “È tutto vero”, ha confermato Winkler, specificando che imparare ad “ascoltare semplicemente” gli altri, “senza dover per forza buttare lì il proprio punto di vista a meno che non venga richiesto”, ha fatto un’enorme differenza per la sua salute mentale.
Alla domanda sul perché assumesse l’atteggiamento precedente, la risposta è priva di filtri: “Perché ero squilibrato. Ero fuori dalla mia fottuta testa“. Per descrivere il percorso in atto (“Ci sto arrivando”), l’ex protagonista di Happy Days ha utilizzato una precisa analogia alimentare: “Ero formaggio svizzero. Ero pieno di buchi. E dovevo essere costantemente in ansia per il rischio di mettere il piede in uno di quei buchi. Il mio lavoro è diventare un pezzo di cheddar, senza un buco in vista”.
Questa connessione con la propria profondità emotiva ha salvato anche la sua carriera artistica, permettendogli di affrontare il pluripremiato ruolo di Gene Cousineau nella commedia HBO “Barry” ideata da Bill Hader. “Non avrei potuto fare Barry se non avessi fatto terapia”, ha concluso l’attore, che il prossimo 2 ottobre tornerà al cinema in “Rolling Loud: The Movie” e che di recente è apparso in un cameo in “Gail Daughtry and the Celebrity Sex Pass“, presentato al Sundance Film Festival del 2026.