Le pressioni sulla modella e il ruolo di Corona - 3/4
L’impianto probatorio, come sottolinea il quotidiano romano, si basa anche sulle pressioni esercitate sulla Ceretti. Il 22 luglio 2025, appreso da Corona dell’esistenza di un procedimento penale per estorsione, Monzino avrebbe indotto la modella a ricontattare l’attore con “ulteriori messaggi dal contenuto estorsivo, paventando la possibilità di un compromesso da raggiungere”. Nel tentativo di coprire l’amico e capire se Bova avesse denunciato, Ceretti scrisse: “Vorrei difendere te e il mio amico. Penso che chiunque sia stato l’abbia fatto in un momento di estrema fragilità, senza rendersi conto delle conseguenze”.
Tuttavia, gli inquirenti hanno ravvisato un clima di coercizione. Durante l’interrogatorio, la ragazza ha raccontato che Monzino aveva preso il controllo del suo telefono per parlare direttamente con l’attore dopo averla strattonata. Il pm, nella richiesta di archiviazione per la giovane, conferma “un contesto di pressione e sopraffazione”.
Dal canto suo, Monzino (interrogato nei mesi scorsi, come riportato dall’agenzia Ansa) aveva cercato di respingere le accuse di ricatto: “Non sono l’autore dei messaggi inviati a Raoul Bova. Fabrizio Corona è l’unica persona a cui ho inoltrato le chat e gli audio in questione”, dichiarando di aver condiviso la decisione di cedere il materiale a Corona affinché “Martina potesse diventare famosa”.