“Sono una che cambia idea in continuazione, seguendo l’istinto. Nonostante sia della Vergine: analitica e riflessiva. Sembra una contraddizione, ma negli ultimi anni ho lavorato su me stessa per provare a capirmi meglio”. È un ritratto onesto e lucido quello di Laura Valente a Vanity Fair. La cantante ha lasciato un solco nella musica italiana grazie anche al suo percorso con i Maria Bazar, poi ha incontrato il grande amore con Mango, dal qualche ha avuto due figli Filippo e la già nota Angelina Mango.
La musica sembra un lontano ricordo: “Sentivo che cantando riuscivo a emozionare la gente. Comunicavo così. Dopo la morte di Pino e dei miei genitori sono rimasta completamente sola con due figli adolescenti. Ho dovuto imparare a chiedere aiuto. Improvvisamente comunicare le mie emozioni è diventata una necessità, che non potevo più affidare solo alla musica”.
Il lutto arriva a soli 51 anni: “Io la forza l’ho trovata nei miei figli. Se non avessi avuto loro, forse avrei fatto come le mogli dei faraoni, che venivano seppellite con loro nella piramide”.
Nel 1993 i Maria Bazar entrano nella vita di Laura Valente, dopo l’addio di Antonella Ruggiero: “Non potevo dire di no: ‘Solo tu’ era uno dei primi 45 giri che avevo comprato, li adoravo. Anche se per sostituire Antonella serviva un certo coraggio. Io ne ho. Sono stati 10 anni eccezionali. Sarebbe un sogno poterli rivivere con la leggerezza che ho oggi. La bellezza di lavorare in un gruppo è che non sei mai da solo. In effetti, nella vita, poi, da sola ho fatto ben poco”.
Poi l’autocritica: “Se avessi avuto più autostima, avrei gestito le cose in maniera diversa. L’assioma amore-sacrificio ha un po’ stancato. Anche perché in linea di massima ha sempre riguardato le donne”.