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Harry e Meghan replicano a Re Carlo: “Noi ‘comuni cittadini’? Siamo sorpresi”. Attesa per il verdetto sulla loro scorta, intanto William e Kate accompagnano George a Eaton

Harry e Meghan si dicono 'sorpresi' dalla lettera di Re Carlo. Attesa la decisione del Ravec sulla loro scorta nel Regno Unito

di Antonella Zangaro
Harry e Meghan replicano a Re Carlo: “Noi ‘comuni cittadini’? Siamo sorpresi”. Attesa per il verdetto sulla loro scorta, intanto William e Kate accompagnano George a Eaton

I duchi del Sussex sono rimasti “sorpresi” dai contenuti della lettera che, domenica pomeriggio, Buckingham Palace ha ritenuto di dover spedire alle istituzioni, al governo, all’esercito e alle associazioni, per chiarire la posizione che i due occuperanno durante la loro permanenza (sine die) nel Regno Unito.
Re Carlo III ha ribadito, qualora ce ne fosse ancora necessità, che Harry e Meghan agiscono e si muovono, solo ed esclusivamente in qualità di “privati cittadini”, che non godono più del titolo di “Altezza reale” e, soprattutto, non hanno nulla a che vedere con la corona.
Al fine di evitare dubbi o confusione” ha scritto il palazzo nella nota operativa circolata anche tra le redazioni dei quotidiani, “la loro posizione è assimilabile a quella di privati cittadini con interessi commerciali e filantropici”.

Il senso, ben chiaro, è che i “reali a metà” non esistono e che le porte della corte dei Windsor sono e restano chiuse per la coppia che ha scelto l’indipendenza e la libertà in America, salvo poi decidere di tornare indietro dopo sei anni alla ricerca di nuove opportunità di guadagno.
Pare dunque evidente che, se Buckingham Palace ed il Lord Ciambellano hanno sentito la necessità di dare questa spiegazione, evidentemente le occasioni per scivolare in un terreno dai confini labili tra ciò che rappresenta la corona e quello che possono rappresentare Harry e Meghan, si erano già evidenziate. Gli impegni pubblici del principe devono essere considerati solo attinenti alle sue attività come patron delle varie realtà caritatevoli che supporta, o del suo ex impegno nell’esercito, del quale ha lungamente parlato nel suo libro biografico Il Minore. Tutto il resto è solo appannaggio della corona che non vuole saperne di essere confusa con lo stile e le scelte dei Sussex.

In questi giorni è anche attesa la sentenza del Ravec, l’organo di governo incaricato di stabilire quali personalità di primo piano, in visita nel Regno Unito, abbiano diritto ad avere una scorta di polizia pagata dai contribuenti. Dopo aver perso la causa intentata contro il Ministero dell’Interno, che ha negato questo trattamento ad Harry e alla sua famiglia, il principe ha sollecitato l’attenzione del ministro Shabana Mahmood affinché valuti nuovamente il suo caso, chiedendo di offrirgli ciò che viene garantito ai membri della casa reale che lavorano attivamente per la Corona. Il Ravec aveva già chiuso la vicenda assicurando che il caso dei Sussex sarebbe stato valutato in ogni singola circostanza; ma ora, alla luce del loro rientro in Inghilterra, si rende necessario prendere una decisione a medio-lungo termine. In questo scacchiere, la mossa del re, che ha preso le distanze dal figlio e da sua moglie, sembra un messaggio diretto al governo: il Capo dello Stato ha voluto chiarire che da parte sua non esiste alcuna aspettativa né pressione in favore del figlio ribelle. Chi continua a guardare tutte queste dinamiche in religioso silenzio, almeno all’apparenza, è il principe William che, nella mattinata di lunedì, ha accompagnato il figlio George a Eton, per il suo primo giorno di scuola nel prestigioso college che anche lui ed Harry avevano frequentato insieme ai figli dell’aristocrazia e della futura classe dirigente britannica.

William, Kate ed il primogenito, perfetti anche sotto la pioggia ed il cielo grigio del ritrovato autunno inglese, hanno mostrato la parte migliore del rigore della corona, senza red carpet e senza le mille luci di Hollywood tanto care alla Markle. Sobri e coerenti con il ruolo che ricoprono, si sono mostrati come genitori premurosi e Royals attenti al rispetto delle regole; costi quel che costi.
Una lezione a chi vuole riscriverle in barba ad una tradizione centenaria che ha permesso alla stessa monarchia di sopravvivere, nonostante tutto e tutti.

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