Nove anni fa William ed Harry realizzarono un documentario per ricordare la mamma Diana e lo fecero insieme. Oggi, con l’inaspettato rientro del fratello minore in Inghilterra e le grandi velleità della moglie Meghan, il rischio che Harry possa approfittare della sua presenza in patria per fare il suo film in memoria della madre, è una ipotesi che alcuni tabloid avanzano con sempre maggiore malizia.
Peccato che la sola idea, seppur remota, di dare vita ad una produzione simile, magari approfittando della finestra rimasta aperta con Netflix, sempre pronto ad accogliere idee che siano di successo, ha fatto veramente infuriare William; l’erede al trono.
L’anno prossimo saranno passati 30 anni dal tragico incidente sotto al ponte dell’Alma di Parigi che si portò via la Principessa del Popolo e l’ultima volta che i fratelli coltelli hanno dedicato il loro tempo e le loro energie al ricordo della mamma, l’avevano fatto “più uniti che mai”. Così li aveva descritti Kate Middleton, da sempre additata come il pontiere in cerca delle condizioni per una tregua tra i due.
Il conte Spencer, fratello di Lady D, lo scorso luglio ha ospitato i Sussex ad Althorpe, là dove si trova l’isola nella quale la principessa è stata tumulata e lui stesso ha in uscita il suo libro scritto per raccontare la sua verità sulla storia e sulla vita della sorella.
In questi giorni, i Royal Watcher stanno sottolineando come l’idea del film/documentario potrebbe legare il ritorno di Harry al tragico anniversario della scomparsa della madre. Se il principe vuole davvero lavorare alla sua pellicola dedicata a Lady D con Netflix e soprattutto con il coinvolgimento della moglie Meghan, servirebbe come minimo un anno per la produzione; esattamente l’anticipo calcolato nel ritorno dei Sussex ad inizio settembre.
Se così fosse, non stupirebbe il silenzio del principe del Galles che, a differenza del padre, re Carlo, non ha lasciato trapelare alcun commento di fronte all’arrivo di Harry.
L’idea di averlo intorno (almeno per un po’) sommata alla prima uscita pubblica di lunedì 7 settembre, che già è diventata una foto notizia, hanno portato Buckingham Palace a decidere che fosse ormai tempo di chiarire quale posizione Harry e soprattutto sua moglie debbano tenere a Londra.
“Al fine di evitare dubbi o confusione” ha scritto il palazzo in una nota operativa indirizzata alle istituzioni, all’esercito e alle associazioni, “la loro posizione è assimilabile a quella di privati cittadini con interessi commerciali e filantropici”.
Che si dica solo “Sussex”, quando ci si rivolge a loro e non si osi chiamarli “Altezze Reali” ha voluto fare sapere Buckingham Palace ricordando come questo titolo sia stato loro negato esattamente quando, sei anni fa, decisero di prendere il largo diretti nelle Americhe.
Le linee guida sono state diramate a scanso di equivoci ed indirizzate a tutti coloro che potranno avere a che fare con Harry e Meghan e che, per questo, hanno il preciso compito di capire come trattarli, chiamandoli con il loro nome e ricordando di avere di fronte solo dei “privati cittadini” che non agiscono per conto della corona e che per questa ragione dovranno provvedere a sé stessi, compresa la loro sicurezza.
Non esistono reali “a metà” e i Sussex non fanno alcuna eccezione: “Non lavorano per conto della monarchia” ha detto chiaro e forte il re e le loro attività non devono creare equivoci. Chi invita Harry e Meghan non si sta rivolgendo alla famiglia reale.