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“Quello che vediamo in Palestina, Cisgiordania e Gaza non l’abbiamo visto da nessun’altra parte. Non c’è nessuna pietà. Ci stiamo abituando a non averla e questo sta rendendo disumano il mondo che abitiamo”: così Anna Foglietta

L'attrice e regista, unica donna in concorso a Venezia 83, parla del suo film in concorso al Lido e commenta il genocidio in Palestina

di Redazione FqMagazine
“Quello che vediamo in Palestina, Cisgiordania e Gaza non l’abbiamo visto da nessun’altra parte. Non c’è nessuna pietà. Ci stiamo abituando a non averla e questo sta rendendo disumano il mondo che abitiamo”: così Anna Foglietta

È l’unica donna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con “Una storia”. Un film che parla d’amore, due protagonisti con una vita “così normale che rischia di sembrare poco interessante”. Anna Foglietta, che in carriera ha fatto l’attrice al cinema, in tv e teatro, ha cantato e presentato serate importanti, quest’anno è al Lido da regista. E dietro la macchina da presa, vuole descrivere la quotidianità: “Credo che tutti gli esseri umani abbiano una storia incredibile da raccontare”, ha spigato in un’intervista a IO Donna.

In quella che ha scelto lei, il rapporto di una coppia si incrina dopo che la figlia parte per l’università: “Ognuno di noi nasce con un male di vivere, fa parte della vita come la gioia, ma in certi momenti facciamo fatica a comprenderlo e lo derubrichiamo come depressione, stanchezza, stress”. La protagonista del suo film si fa le stesse domande che si pone lei: “Anche io mi sono svegliata la mattina e, nonostante avessi la mia fantastica famiglia e il mio fantastico lavoro, faticavo a trovare il senso della mia esistenza“.

Dentro il grande schermo, stanno anche le questioni umanitarie. L’anno scorso al Lido, un documentario sull’uccisone di una bambina di sei anni a Gaza, “La voce di Hind Rajab” ha vinto il Leone d’Argento. Foglietta è attiva in quelle zone con una onlus: “Quello che vediamo in Palestina, in Cisgiordania e Gaza non l’abbiamo visto in nessun’altra parte del mondo (…). Ragazzini di 15 anni vengono arrestati senza alcuna ragione, bambini che devono venire all’ospedale e fare le sessioni chemio vengono fermati ai checkpoint dall’esercito israeliano e rimandati a casa”, ha tuonato. E ancora, ha tenuto a sottolineare che “non c’è nessuna pietà, ci stiamo abituando a non avere pietà, e questo sta rendendo disumano il mondo che abitiamo”.

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