"Mi fa sorridere sentire definire un prodotto scadente una cineseria" - 2/3
“Mi fa sorridere sentire definire un prodotto scadente una cineseria“
Da allora si è trasferito a Tianjin, una metropoli da quindici milioni di abitanti dove vive con la moglie e il figlio. Tra i luoghi comuni sulla Cina che sente ancora ripetere in Italia, ce n’è uno che gli strappa inevitabilmente un sorriso: definire un prodotto scadente una “cineseria“. “Nel mio settore questa definizione non ha più senso. Produciamo impianti destinati a tutto il mondo e devono rispettare gli stessi standard internazionali delle aziende europee. Gli operai cinesi, con una supervisione adeguata, realizzano prodotti perfettamente allineati alla qualità richiesta dal mercato globale”, sottolinea. Naturalmente, precisa, quando arrivò nel 2011 la situazione era diversa. Gli standard di sicurezza nelle fabbriche erano inferiori a quelli europei. “In questi quindici anni la trasformazione è stata enorme. Oggi non entri in un impianto senza casco, scarpe antinfortunistiche, occhiali e tutte le protezioni che utilizziamo anche in Europa. Anche sul fronte ambientale le regole sono cambiate moltissimo”.
Se lui ha portato in Cina il rigore della manifattura italiana, racconta di aver imparato qualcosa che vorrebbe vedere più spesso anche nelle aziende europee: il pragmatismo. “Quando da noi nasce un problema si organizzano riunioni, tavoli e infiniti meeting. Qui si cerca e si trova subito la soluzione. È un approccio molto pratico al lavoro che mi ha colpito fin dall’inizio”. Lo stesso pragmatismo, secondo Claudio, emerge anche nella vita quotidiana. Gran parte della burocrazia passa attraverso lo smartphone. Permessi di soggiorno, pratiche amministrative e servizi sanitari vengono gestiti tramite applicazioni. “Negli uffici pubblici vado praticamente solo una volta all’anno per il visto lavorativo. Tutto il resto si fa dal telefono”.