“Gli italiani arrivano in Cina pensando sia come la Corea del Nord. Da noi si fanno ore di riunioni, qui si cerca la soluzione”
Quando Claudio Lumina salì sull’aereo per la Cina nel 2011, pensava di conoscere già il Paese in cui avrebbe lavorato. Come molti occidentali, aveva in mente l’immagine di una realtà ancora distante dagli standard europei, fatta di servizi carenti, industrie poco evolute e una qualità della vita inferiore. Gli bastarono pochi giorni per accorgersi che quel racconto non coincideva con ciò che vedeva ogni mattina uscendo dall’hotel in cui alloggiava. “In Occidente abbiamo della Cina un’idea completamente errata”, racconta a ilfattoquotidiano.it, dopo quindici anni trascorsi tra impianti industriali e trasferte in tutta l’Asia e oltre. “Anche i miei colleghi italiani arrivano convinti di trovare un Paese quasi simile alla Corea del Nord. Poi, una volta qui, si rendono conto che la realtà è completamente diversa”.
Claudio, nato nel 1973 in provincia di Bergamo, non si definisce un “cervello in fuga”. Preferisce parlare di un tecnico altamente specializzato che ha trovato il luogo in cui le proprie competenze vengono valorizzate. Si occupa di automazione di grandi impianti per la lavorazione di rame e alluminio, materiali fondamentali per l’industria moderna. Lavora per una società italiana che ha aperto una sede produttiva in Cina e il suo compito è trasferire know-how, organizzazione e standard qualitativi europei a un personale che, racconta, ha dimostrato fin dall’inizio una straordinaria voglia di imparare. La prima destinazione fu Changzhou, una città di quattro milioni di abitanti, considerata “piccola” secondo i parametri cinesi. “Pensavo di arrivare in una città sottosviluppata, invece già allora trovai servizi pubblici assolutamente a livello europeo. Oggi sono ulteriormente migliorati”.