Q8 segue Eni e Ip: tetto ai carburanti da ottobre per un mese. Consumatori: “Gli sconti dimostrano gli ampi margini di profitto delle società. Sopra i 2 euro non si può cantare vittoria”
Ora il quadro è pressoché completo: anche Q8 ha deciso di fissare un tetto al prezzo di benzina e diesel. Il taglio del costo dei carburanti verrà applicato “con un approccio modulare” a partire dal 1° ottobre e durerà un mese. Dopo Eni e Ip, quindi, anche la terza grande compagnia di distribuzione dei carburanti interviene fissando un price cap: era la mossa che il governo attendeva per completare il disegno, iniziato dalla multinazionale partecipata dal ministero dell’Economia, che permetterà di calmierare la corsa dei carburanti senza pesare sulle casse dello Stato. “Ringrazio il Kuwait e il gruppo che controlla gli impianti Q8 in Italia per aver accolto il nostro appello. Un altro importante segnale di attenzione alle famiglie italiane”, ha commentato la premier Giorgia Meloni.
Se il price cap venisse applicato da tutti i distributori delle reti delle tre compagnie – Eni, Ip e Q8 – riguarderebbe circa la metà degli impianti italiani. Ma al momento la copertura effettiva risulta più limitata: Eni lo applica quasi sull’intera rete, mentre Ip è partita da circa 600 stazioni, con la prospettiva di arrivare a 2mila in un paio di giorni. Per quanto riguarda Q8, l’introduzione sarà “modulare, coerente con le diverse realtà che compongono il sistema di distribuzione dell’azienda”. La Q8 Italia, assicura l’azienda, “supporterà opportunamente i gestori e i partner per garantire la sostenibilità economica dell’intera filiera”. Secondo Staffetta Quotidiana, testata specializzata nel settore energetico, ad oggi il tetto ai prezzi è applicato da oltre 4.100 punti vendita, poco meno di un quinto dei quasi 22mila distributori presenti in Italia.
Il tetto al prezzo dei carburanti, annunciato venerdì da Eni, è in vigore da lunedì mattina alle 8: nei distributori del cane a sei zampe i prezzi massimi sono di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel. Nonostante questo, nella prima giornata di sconti si è osservato un effetto piuttosto ridotto sul costo medio nazionale: sulla rete stradale il calo è stato di appena un centesimo, mentre in autostrada si è attestato attorno ai 4 centesimi. Qualche primo segnale sembra invece arrivare oggi: secondo l’Osservatorio del ministero, il prezzo medio dei carburanti in modalità self lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,126 euro al litro per la benzina (-2,6 centesimi rispetto a ieri) e 2,335 euro al litro per il gasolio (-3,4 centesimi). Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 2,180 euro al litro per la benzina (-3,4 centesimi) e 2,383 euro al litro per il gasolio (-3,7 centesimi).
Per l’associazione dei consumatori Assoutenti, “il taglio dei prezzi dimostra in modo inequivocabile che le compagnie petrolifere hanno ampi margini per far scendere i listini rinunciando ad una parte dei loro enormi profitti“, commenta il presidente Gabriele Melluso. “Considerata inoltre la forte crescita dei listini dei carburanti registrata da febbraio a oggi, riteniamo che price cap e sconti non possano durare solo 30 giorni, ma vadano estesi fino alla fine dell’anno – prosegue Melluso -. Questo anche perché la situazione in Medio Oriente continua a essere critica e le quotazioni petrolifere non sembrano destinate a calare nel breve periodo”. Più critico il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona: “Il gasolio oltre 2,3 euro resta un prezzo astronomico” e, nonostante l’effetto prodotto dal tetto, “finché i prezzi resteranno sopra i 2 euro non potremo certo cantare vittoria”. Per Dona, al di là dell’impegno di alcune compagnie a ridurre i margini, “il governo deve ridurre le accise in modo adeguato” e restituire almeno una parte dell’“extragettito Iva” incassato con il caro carburanti.
Dopo l’annuncio di Eni, lunedì anche Ip ha deciso di adeguare i prezzi in centinaia di impianti. Al momento, però, la situazione per quanto riguarda Italiana Petroli – controllata da maggio dall’azienda azera Socar, che possiede anche Esso – resta a macchia di leopardo: in molte pompe i prezzi esposti sono ancora in linea con quelli dei giorni scorsi. Secondo quanto riportato, infatti, il tetto al prezzo dei carburanti partirà gradualmente, coinvolgendo prima i punti vendita di proprietà, ma con l’intenzione di estendere la misura a tutti i distributori con il marchio Ip. Inoltre, come già spiegato dalla società al momento dell’annuncio dell’iniziativa, quello messo in atto è un “tetto dinamico” ai prezzi: un intervento emergenziale soggetto all’evolversi dello scenario internazionale, oltreché alle esigenze della rete che il gruppo ha assicurato di voler tutelare.
Dopo la mossa di Q8, monta ancora di più lo scontento dei benzinai indipendenti che, tramite le parole del presidente nazionale di Figisc Confcommercio, Bruno Bearzi, si dicono “favorevoli al price cap” ma preoccupati perché “una parte della rete non sarà in grado di competere” con l’iniziativa di Eni, Ip e Q8. Bearzi si è unito quindi alla proposta di Assopetroli-Assoenergia di estendere la calmierazione dei prezzi alle vendite all’ingrosso in modo da “garantire condizioni eque alle imprese”.