“Mannaggia, volevate parlare dell’attualità politica. Sarà per un’altra volta”. Se la ride Nanni Moretti. Mezz’ora di conferenza stampa al festival di Venezia si brucia in pochi istanti. E stavolta senza la solita nenia sulla sinistra, la destra e tutto il cucuzzaro da titolo per i giornali. Tornato al Lido, in Concorso, con “Succederà questa notte”, trentasette anni dopo “Palombella rossa” (che era alla Settimana della critica) e quarantacinque anni dopo “Sogni d’oro” (che vinse il Leone d’Argento), il 73enne regista romano sorprende tutti con un film fatto di desiderio e passione dopo tanti santini politici e minimalismi sfatti, un po’ come se dopo “La stanza del figlio” fosse sbucata la stanza del sesso.
“C’è una frase che mi sono sempre portato dietro per l’occasione delle conferenze stampa”, spiega Moretti. “Ed è ‘vorrei fare sempre lo stesso film, sempre più bello’. Ebbene col passare del tempo non è più così. Non voglio più fare lo stesso film. Infatti ‘Succederà questa notte’ è una storia d’amore potente”. Già, per qualcuno perfino con punte autobiografiche. Del resto in scena c’è Jasmine Trinca, musa fin da quando, diciottenne, fu scelta come protagonista di ‘La stanza del figlio (2001)’. “Iniziai a preparare quel film 27 anni fa. Alcuni assistenti andavano nelle scuole di Roma per fare delle interviste e non dei provini. Quando ho visto quelli fatti al liceo Virgilio scoprii che Jasmine era una persona speciale. Si faceva un’inquadratura di venti secondi da lontano, poi a figura intera, infine un primo piano. In quella da lontano avevo già capito che era speciale”, ricorda Nanni con una disarmante sincerità.
“Voleva fare l’archeologa ma fece il film e dopo continuò a dire che voleva fare l’archeologa. Fece ‘La meglio gioventù’, ma continuò a dire di voler fare l’archeologa fino a quando lavorò con me al ‘Caimano’. Quando per ‘Il sol dell’avvenire’ chiamai delle attrici dei miei vecchi film per brevi inquadrature nella sequenza finale, al suo primo piano vidi in lei una grande luminosità”. Garrel rievoca poi alcuni aneddoti dal set. In uno Moretti gli ha chiesto di ripetere un piano sequenza dove il regista gioca a basket, smarca diversi avversari e fa canestro, anche se l’attore francese per centrare il cesto di ciak ne ha fatti battere 25.
Nell’altro Garrel costretto a girare su un motorino giapponese nelle strade di Roma senza usare l’iconica Vespa: “Nanni mi ha detto che non ama le autocitazioni”. Infine la lontananza da Venezia per un tempo che pareva infinito: “Non è vero che ce l’avevo con Venezia. I miei film sono andati a Cannes per decenni perché non erano mai pronti d’estate. Stavolta, invece, ho girato in autunno e il film era pronto nei tempi per presentarlo a Venezia”.