John Malkovich is on fire. Il 72enne attore hollywoodiano ha sbancato il festival di Venezia portandosi a casa la Coppa Volpi come miglior attore per un personaggio ironico e controverso, naif e commovente, giocato su un registro quasi vampiresco, con le battute lente e claudicanti che arrivano affilate da una specie di aldilà, nel film Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Malkovich è Chris Carlisle, un veterano della Cia di stanza a Santiago nell’estate del ’73 con un tumore incurabile, vuoti di memoria, morfina in vena e una gran voglia – più o meno conscia – di spifferare ai quattro venti segreti di stato proprio quando di lì a un mese avverrà il golpe militare di Pinochet che destituirà Allende. Spedito da un infido superiore nell’Isola di Pasqua con il giovane e spavaldo collega Lee (Sam Rockwell), in mezzo ad un brulicare di spie, spiegherà ad un paio di belle ragazze barricadere come va il mondo e cercherà una fine onorevole prima di un finale altamente western.
“L’isola di Pasqua è un ottimo posto per concentrarsi. Non ci sono distrazioni, a parte le tartarughe. Un’isola stupenda, gente simpatica: l’ideale per lavorare. Abbiamo provato ogni giorno in cui non si girava, anche nei weekend. Oggi non hai più le riprese lunghe di una volta, a meno che non sia tutto effetti speciali, e qui non lo è”, ha spiegato l’interprete di Le relazioni pericolose in una lunga intervista rilasciata a Vanity Fair proprio nei giorni di permanenza a Venezia. Malkovich ha poi sottolineato come il film di McDonagh sia un film “politico” per via del mestiere che fanno quelli della Cia: “Non a tutti capita di andare in giro per il mondo a destabilizzare le democrazie. Ma a qualcuno di noi succede”. Quando gli viene richiesto se c’è un legame con l’America di oggi, il celebre protagonista della serie sorrentiniana The New Pope ha precisato di non sapere esattamente quale: “Don DeLillo, che è probabilmente il più grande romanziere americano moderno, ha definito l’assassinio di Kennedy “i sette secondi che hanno spezzato la schiena del secolo americano”. Il film lo sostiene proprio in quel senso. Il personaggio di Tom Waits, mio fratello nel film, dice che è andato tutto a rotoli dopo quell’avvenimento. E Chris risponde: era già una schifezza, solo che tu non lo sapevi. È un pezzo di storia, come l’11 settembre 1973 in Cile, che lascia grandi voragini, grandi rimpianti e una perdita totale dell’innocenza. E quando l’innocenza è perduta, non torna più”.
Malkovich ha poi rivelato che il film Essere John Malkovich era stato scritto per Kevin Bacon che però non volle farlo. Mentre quanto l’intervistatrice gli chiede “perché lei buca lo schermo”, lui risponde come risponderebbe il Chris di Wild Horse Nine: “Ho la testa grossa. Se guarda le persone che sfondano nel cinema sono tutte così. Una volta ho attraversato l’oceano in aereo con Bette Davis, per un festival. La sua testa era grossa così, gli occhi grandi così. Aiuta parecchio. La macchina da presa apprezza”.