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“A luglio è morto un mio storico collaboratore e grande amico. Dopo quella della mia mamma, la perdita per cui ho più sofferto. È stato un mese terribile”: così Antonella Clerici

La conduttrice racconta la sua estate, parla dei suoi programmi e ricorda il Sanremo del 2010: "Una grande soddisfazione arrivare da outsider totale e fare quegli ascolti"

di Vittorio Saladini
“A luglio è morto un mio storico collaboratore e grande amico. Dopo quella della mia mamma, la perdita per cui ho più sofferto. È stato un mese terribile”: così Antonella Clerici

Per Antonella Clerici è stata “un’estate insopportabile. E triste”. Per fortuna è finita. Per fortuna ora c’è il lavoro. C’è il ritorno su Rai 1 di “È sempre mezzogiorno” (dal 7 settembre), le serate evento di “Suzuki Jukebox”, “La notte delle hit” (11 e 12 settembre, all’Inalpi Arena di Torino). E poi anche “The Voice Senior” (dal 9 ottobre). Ma per Antonella, come confessa a La Stampa, è stato un mese di luglio terribile. “Terribile perché è morto un mio storico collaboratore e grande amico. Dopo quella della mia mamma, la perdita per cui ho più sofferto”.

Poi “la Normandia. Il mio posto del cuore. Lì mio marito Vittorio aveva un terreno dove allevava i suoi cavalli. E lì ora c’è il nido che io e lui ci siamo costruiti lontano da tutto ciò che è lavoro. (…) Insomma, mi sono ricaricata e sono pronta a ripartire”. E ripartire ora significa “È sempre mezzogiorno”: “Una macchina rodata. Nessun cambiamento, solo qualche volto nuovo da fare entrare nella nostra famiglia. Mi piace scoprire nuovi talentuosi chef”. Parlando poi di “The Voice Senior” e “Suzuki Jukebox”, Antonella Clerici sceglie la sua canzone di sempre: “Baglioni. E tu. 1974. Il mare, le feste, il primo fidanzatino e il primo bacio. Le canzoni sono le nostre “madeleine” musicali”.

Sul palco con lei, Clementino, che Antonella definisce come il suo “nipotone: per lui sono stata prima un po’ zia, poi mamma e ora nonna. C’è feeling. Gli voglio bene. So di poter contare sempre sulla sua capacità di un freestyle al volo. La diretta è un rischio, ma un bel rischio: la amo. Come diceva Baudo, il conduttore si vede dalla diretta. Andare senza rete è il mio specifico da quando sono arrivata in Rai (40 anni fa, giusti giusti: estate 1986 firmavo il mio primo contratto) e venni mandata allo sport, che era solo diretta. Gran scuola di ritmo, quella: mi ha insegnato il dono della sintesi e a non essere prolissa. Direi che ne ho ricavato l’orecchio assoluto dei tempi televisivi”.

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