Oltre 2.600 monete d’argento del Quattrocento nascoste in una piccola brocca di ceramica decorata con ingobbio e rimaste sepolte, intatte, per circa sei secoli a un centinaio di chilometri da Mosca. È il bilancio dell’ultimo ritrovamento archeologico emerso da una fossa poco profonda nell’antico posad (l’insediamento urbano vicino al Cremlino) nel centro storico di Kolomna. Un deposito emerso durante gli scavi preventivi dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze, che spicca non solo per la mole del bottino medievale, ma per la sua totale assenza di dispersione. L’aver recuperato il contenitore esattamente come fu sigillato fornirà agli esperti una mappatura analitica della circolazione finanziaria del Granducato di Mosca, permettendo di ricostruire l’evoluzione della produzione monetaria locale per almeno un quindicennio.
All’interno dell’elegante vaso, gli archeologi hanno rinvenuto un tesoro composto prevalentemente da monete coniate sotto due specifici domini: quello di Vasilij I Dmitrievič (figlio di Dmitrij Donskoj e granduca di Mosca dal 1389 al 1425) e quello del figlio Vasilij II, noto come il Cieco o l’Oscuro (al potere dal 1425 al 1462).
L’assoluta rarità della scoperta risiede nelle condizioni del recupero. “È fondamentale che il tesoro sia stato conservato nella sua interezza“, hanno sottolineato i ricercatori dell’Istituto, evidenziando il valore scientifico del reperto rispetto a ritrovamenti passati, spesso frammentati dal tempo o dai saccheggi. “Si tratta della più grande collezione monetaria dell’epoca a disposizione dei ricercatori e della prima fonte che consente di ricostruire la struttura monetaria di un singolo mercato regionale del Principato di Mosca fin nei dettagli delle singole emissioni”.