Meloni contro Mattarella: “Da ministro redigeva circolari che invitavano a non concentrare stranieri nella stessa classe”. Plauso di Vannacci, opposizioni all’attacco
La norma annunciata sul tetto agli stranieri nelle classi è “di buonsenso“. E Sergio Mattarella non ha voluto contestarla, semplicemente “vuole superare i ghetti”. Intervistata da Bruno Vespa, in prima serata a Porta a Porta, su Rai Uno, Giorgia Meloni ribadisce la bontà – a suo dire – della proposta sulla scuola, secondo molti dettata dall’esigenza di riprendere la parte di elettorato passata con Roberto Vannacci. Ma non solo. La presidente del Consiglio aggiunge anche che il presidente della Repubblica, nel corso del suo intervento di ieri ad Amatrice, non ha voluto contestarla quando ha detto che “la scuola è aperta a tutti, non crei barriere”, citando l’articolo 34 della Costituzione. Tanto che “quando era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso”.
Mattarella è stato ministro dell’Istruzione per un anno, dal luglio del 1989 al luglio del 1990, nell’ultimo governo guidato da Giulio Andreotti. Di fatto, 36 anni fa. Nell’anno scolastico 1990-1991, dalla scuola materna alle scuole superiori, bambini e studenti stranieri erano poco meno di 20.500. L’ultimo dato Istat a disposizione, vale a dire quello relativo all’anno 2023-2024, parla di circa 930mila studenti con cittadinanza non italiana.
Le reazioni dell’opposizione all’intervista da Vespa
“Tirare per la giacca il presidente della Repubblica cercando di trascinarlo, come ha fatto Meloni, sulla polemica strumentale del giorno, è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato” ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno”. Per Luca Pirondini, capogruppo del M5s in Senato, “o Meloni non ha capito le parole di Mattarella sulla sua proposta sconclusionata ed inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa”. Per Angelo Bonelli di Avs “Meloni non ha più limiti”, dal momento che ora “apre uno scontro istituzionale con il presidente della Repubblica” pur di fare “propaganda” e non “occuparsi dei veri problemi della scuola pubblica italiana”. Chi invece si schiera al fianco della presidente del Consiglio è Roberto Vannacci: “La sinistra sta usando le parole del presidente Mattarella per attaccare il tetto agli alunni stranieri nelle scuole – ha scritto sui social l’ex generale – Peccato che nel luglio del 1990 Mattarella, allora Ministro per la Pubblica Istruzione, sosteneva la necessità di “ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani“.
Proprio domani il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, presenterà in conferenza stampa con Matteo Salvini la norma che prevederà un tetto agli stranieri nelle classi e il divieto di copertura integrale del volto. Questa sera, al Tg1, il ministro ha dichiarato che “dove non fosse possibile inserire uno studente in una scuola di prossimità, abbiamo deciso di stanziare 14 milioni di euro a regime proprio per potenziare l’insegnamento e la personalizzazione dell’insegnamento dell’italiano a quei ragazzi che si troveranno comunque in contesti più complessi”. Poi la spiegazione dei criteri: “Aver fatto per esempio due anni di asilo in Italia oppure tre anni di scuola in Italia con successo. È evidente che anche un ragazzo comunitario che tuttavia non conosca o conosca poco la nostra lingua rientra nella percentuale del 30%”.
Conti pubblici, Istat e bollo auto
Per quanto riguarda i conti pubblici, con la conferma dell’Istat, secondo cui il deficit/Pil del 2025 è al 3,1% con conseguente permanenza nella procedura d’infrazione Ue, Meloni da Vespa ha commentato che “sono chiaramente dispiaciuta perché noi abbiamo fatto un lavoro molto complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit. E quindi, insomma, è il classico ‘hai fatto 30, eri molto vicino al 31’. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che andremo avanti per quella che era la tabella di marcia”. Va precisato che la procedura d’infrazione è stata avviata nel 2024, col governo in carica già da due anni. Nonostante ciò, la presidente del Consiglio ha argomentato che la notizia “mi rammarica perché nella stessa giornata l’Istat dice anche che rivede le stime di crescita italiana del 2024. C’era stato un errore del 30%, è accaduto ogni anno che dopo un anno sono state riviste in crescita. Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo, ma sta accadendo. Mi spiacerebbe se questo accadesse anche tra due anni e dovessimo scoprire che stavamo sotto il 3% e le stime erano troppo prudenti“.
Meloni ha risposto alle accuse dopo l’annuncio, dal sapore elettorale, di voler abolire il bollo auto nel 2027. “Le Regioni sanno benissimo che la misura, che costa 2,4 miliardi” di euro, “non viene pagata dalle Regioni, che vengono rimborsate dallo Stato. Mi pare che le critiche che stanno arrivando da diversi presidenti” in particolare “di partiti dell’opposizione, siano strumentali, ho sentito anche accuse abbastanza gravi”. Qui l’attacco al M5s: “Dicono che ‘Meloni deve cambiare la campagna elettorale'” ma “noi stiamo ancora pagando i miliardi di bonus edilizi di Conte, questo mi fa sorridere. È falso, niente verrà tagliato dalla sanità regionale. I presidenti della sinistra possono sempre decidere di non aderire, non ricevere i contributi e far pagare il bollo”. Nella prossima legge di Bilancio, Meloni ha confermato di voler confermare “la detassazione degli aumenti contrattuali, portata al 5%. Dagli studi che ha il ministero del Lavoro, la misura ha riguardato oltre quattro milioni di lavoratori che hanno avuto un aumento grazie a questa misura. Piano piano stiamo recuperando con i salari”.
“Vannacci? Accuse infamanti”
Naturalmente la leader di Fratelli d’Italia ha speso parole su chi a destra le sta sottraendo voti – al momento potenziali – cioè Vannacci. Se in un primo momento ha precisato che “non ho elementi per dire se sia il cavallo di Troia di Mosca”, successivamente ha affermato che “alcune pagine rilanciate da Vannacci hanno usato argomenti proprio della più vergognosa propaganda russa contro di me, di avere una relazione col presidente ucraino o di fare uso di droghe. Quando ho trovato questi contenuti mi sono interrogata. Credo che sia legittimo aspettarsi da uno che si definisce patriota parole molto chiare. Accuse così infamanti contro chi rappresenta l’Italia sono accuse di fronte a cui un patriota alza la testa. Finora è rimasto in silenzio”.
In merito alla legge elettorale, la presidente del Consiglio ha ricordato che “quando non è passato l’emendamento sulle preferenze alla Camera con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento. Quindi noi siamo tornati, adesso le preferenze sono nella norma e credo che sia una grande vittoria che gli italiani possano tornare a scegliere il parlamentare”. Meloni non ha specificato, tuttavia, che i capilisti sono bloccati, e dunque scelti dalle segreterie dei partiti. “Chiaramente, nel momento in cui torna alla Camera – ha aggiunto – credo che vada fatta chiarezza sull’accusa che veniva fatta relativamente al fatto che non ci sarebbe fiducia”. E infine: “Se non c’è la fiducia nel governo penso che ne dobbiamo prendere atto, no?”.
E a proposito di elezioni, Meloni ha liquidato con una battuta il voto in primavera: “Ne parlano tutti perché non vedono l’ora di levarci dalle scatole presumo, ma lo dicono dall’inizio”.